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RENZI SCHIANTATO SU BANKITALIA, REFERENDUM COSTITUZIONALE E REFERENDUM SULL'AUTONOMIA. CALDEROLI: ''FERMATE IL PAZZO!''

venerdì 27 ottobre 2017

Lo strappo, che in realtà è molto più di uno strappo, c'e' e va oltre il dissenso "rispettoso" lasciando sul campo di battaglia della nomina del nuovo Governatore di Bankitalia più morti che feriti, politicamente parlando. Sul terreno rimane una scia di tensioni, che hanno portato ai minimi termini i rapporti tra Paolo Gentiloni e alcuni dirigenti dem, primo dei quali Renzi.

Si provera' a ricucire subito, questo fine settimana, quando il premier, accolto (col pugnale in tasca) da Matteo Renzi, salira' sul palco della conferenza programmatica del Pd a Napoli, dove il segretqrio più divisivo che la storia sempre tormentata di questo partito e dei sui predecessori ricordi, proverà a invertire la tendenza che ha visto, da Prodi a Napolitano, fino all'addio di Pietro Grasso di ieri fatto sbattendo letteralmente la porta, sempre piu' "big" del Pd prendere le distanze da Renzi.

Ma la rottura sulla conferma di Visco al vertice di Bankitalia, che ha visto il premier imporsi sul segretario, rischia di non restare un caso isolato. Perche' Renzi ha dismesso i panni zen per la modalita' d'attacco a lui piu' congeniale, attacco sgangherato, inconcludente e sempre più solitario.

Gentiloni, assicurano dal governo, non tradira' la linea che si e' dato, ovvero non darà le dimissioni, come piacerebbe a Renzi e continuera' a "surfare" nelle acque agitate di fine legislatura, mediando fino all'ultimo, per portare a casa il risultato della legge di bilancio, ma certamente non dello ius soli, che condannerebbe il suo governo alla sfiducia e all'immediata caduta.

Nelle commissioni, dicono dal Senato, il Pd e' gia' abituato a fare a meno di Mdp e non verra' certo rifiutato il soccorso di Verdini: nessun passaggio e' scontato, ma la manovra - e' la convinzione - arrivera' in porto senza grossi scossoni. Una mediazione, raccontano fonti di governo, Gentiloni l'ha tentata fino all'ultimo anche su Banca d'Italia, nonostante da giorni ormai i renziani considerassero scontata la conferma di Visco.

Si e' tentato, riferiscono piu' fonti, di cercare altre strade, incluso il nome di Fabrizio Saccomanni, ben accolto in Bankitalia. Ma alla fine ha prevalso la linea del rinnovo di Visco, condivisa dal Quirinale in una logica di tutela dell'autonomia di Bankitalia e soprattutto voluta da Mario Draghi che vuole mantenere nel vertice della Bce un alleato di ferro qual è Visco. Probabilmente è per questo, che Gentiloni ha preso la prima decisione di rottura con Renzi.

Non e' la prima volta, racconta in realta' il segretario, pur ribadendo amicizia e stima per Gentiloni, che c'e' stata divergenza tra Chigi e il Nazareno, ma ogni volta le tensioni sono state tenute sotto traccia in nome dell'unita'. Questa volta no, perche' il tema delle banche viene ritenuto fondamentale da Renzi anche in vista della campagna elettorale. Ed è tuttavia paradossale questa linea di Renzi su Bankitalia e Visco, perchè i disastri di Mps - provocati da vertici tutti nominati dal Pd - i disastri di Banca Etruria & sorelle fallite, trasformati in una catastrofe per decine di migliaia di risparmiatori letteralmente rapinati dal "decreto salva-banche" (cioè salva banchieri) è altro "merito" di Matteo Renzi presidente del Consiglio. Quindi, Renzi è al di là di ogni dubbio il vero e unico responsabile di quanto di peggio è accaduto nel settore bqncario italiano in questi anni, e che ora si vesta dei panni del paladino di chi ha perso tutto, essendone lui il responsabile, è a dir poco grottesco.

E così i parlamentari piu' vicini a Renzi in commissione d'inchiesta sulle banche porteranno avanti la linea dura, senza risparmiare nessuno, dicono senza temere il ridicolo: dal riconfermato governatore, che sara' audito a breve, fino alla Consob di Giuseppe Vegas, che e' in scadenza e sulla cui sostituzione si e' gia' aperta sotto traccia una nuova partita.

Intanto, pero', la linea d'attacco decisa da Renzi su ogni singolo tema, dalle banche fino alle pensioni, non aiuta - sottolineano i dirigenti non-renziani del Pd - in quell'opera di ricomposizione necessaria in vista di elezioni che vedranno di nuovo in campo le coalizioni. Piuttosto, il contrario.

"La destra una coalizione ce l'ha gia', noi no", non si stancano di ripetere da Andrea Orlando a Dario Franceschini, abili navigatori dei canali sotterranei del Pd. Lo stesso segretario, assicurano i renziani, ne e' consapevole: cerchera' di allargare il piu' possibile il dialogo a sinistra, come dimostra l'aver citato il nome di Pisapia tra i suoi interlocutori, nel giorno del via libera al Rosatellum, ma è un'altra uscita priva di contenuto politico, dato che non è più Pisapia il punto di mediazione con la numerosa componente di Pdp.

E se i renziani danno per impossibile un'alleanza elettorale con Mdp, all'appello delle sconfitte di Renzi manca - solo perchè il voto non c'è ancora stato, la brutale legnata delle elezioni siciliane, sulle quali grava come un macigno di svariate tonnellate di peso politico sul Pd un nome simbolo come Pietro Grasso che si è dimesso dal Pd renziano un minuto dopo il voto di fiducia al Senato sulla legge elettorale.

E' bene sapere che i renziani su Pietro Grasso esprimono giudizi che dir negativi e' poco: "Ci fa la guerra da anni - dice un dirigente - ora vuole giocarsi la partita dentro Mdp, ma dopo aver bruciato Pisapia bruceranno anche lui". Ma la sensazione, ammettono in casa Dem, e' di un altro pezzo di sinistra che se ne va. 

Vista con gli occhi delle opposizioni, la situazione del Pd guidato da Renzi è diventata ormai "imbarazzante". Lo ha detto a chiare lettere Roberto Calderoli nel suo intervento sul voto di fiducia sulla legge elettorale a Palazzo Madama: "Dopo avere perso il referendum costituzionale, dopo avere fatto invadere l'Italia da masse di disperati africani senza alcun diritto di soggiorno nella Ue, dopo avere subito anche l'utlimo schiaffo del sucesso dei due referendum sull'autonomia di Veneto e Lombardia sui quali ha remato contro fin dal primo giorno, dopo tutto questo, adesso Renzi sta distruggendo lo stesso partito di cui è segretario. Fermate il pazzo!".

E Calderoli ha concluso: “Ve lo dico da amico: fermate il pazzo. Ha distrutto il partito e oramai e’ rimasto solo un giovane e vecchio segretario democristiano".

Redazione Milano 


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