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261.000 FIRME IN AUSTRIA ALLA PROPOSTA DI LEGGE DI USCIRE DALL'EURO! ORA DOVRA' ESSERE DISCUSSA E VOTATA IN PARLAMENTO

martedì 7 luglio 2015

LONDRA - Mentre l'attenzione dei mezzi di informazione negli ultimi giorni si e' concentrata sul referendum in Grecia in un altro paese europeo sta avvenendo qualcosa che potrebbe dare il colpo di grazia alla UE.

E difatti nelle scorse settimane ben oltre 250mila cittadini hanno sostenuto una proposta di legge per l’uscita dell’Austria dall’euro ed e' la seconda volta da dieci anni che un’iniziativa popolare riesce a superare la soglia richiesta di 100mila firme.

Adesso il Parlamento è obbligato a discutere e deliberare sulla proposta di portare il Paese fuori dalla moneta unica anche se le leggi austriache dicono che il parlamento pur essendo obbligato a discutere le leggi di iniziativa popolare non e' tenuto ad approvarle.

Il parlamento quindi puo' respingere questa proposta visto che nessuna forza politica, ufficialmente, ha sostenuto la raccolta delle firme ma in molti credono che un referendum sia oramai più vicino visto che duecentocinquantamila firme, 261.259 per l’esattezza, sono tutt’altro che un risultato trascurabile.

La raccolta delle adesioni si svolge come una normale tornata elettorale e i cittadini per aderire devono recarsi negli uffici pubblici.entro una settimana, il che dimostra sia la partecipazione, sia l'interesse, dato il poco tempo avuto a disposizione e l'altissimo numero di firme raccolte.

Inoltre, in questo caso speicifico la campagna di informazione si è svolta nel quasi assoluto silenzio della televisione pubblica e dei giornali mainstream e questo la dice lunga sull'euroscetticismo degli austriaci.

Come e' facile immaginare, il comitato promotore ne va fiero visto che "almeno un terzo della popolazione austriaca non era informata dell’esistenza di questa petizione popolare", racconta Inge Rauscher, portavoce del movimento.

“Abbiamo ottenuto un grande risultato senza l’appoggio dei partiti e senza finanziamenti di grandi sponsor. Ce l’abbiamo fatta esclusivamente grazie al passaparola di tantissimi volontari, impegnati tanto a distribuire volantini, quanto nell’uso dei social network e dei media alternativi”.

Una sola volta e per l’arco complessivo di un minuto la televisione di stato Orf ha dato notizia dell’iniziativa di petizione popolare, senza peraltro aggiungere informazioni sul contenuto della proposta e sulle modalità di adesione.

Nel comitato promotore c’è un po’ di tutto, dai professori universitari ai liberi professionisti ai semplici pensionati. In rete ci si imbatte in siti web, video youtube, pagine Facebook, inviti ad aderire online.

E di motivi per uscire dall’euro ne vengono elencati a iosa. “Non vogliamo che i contribuenti pubblici continuino a pagare per salvare l’euro e rimediare ai danni delle speculazioni delle banche“ risulta il più gettonato.

Un no netto arriva anche nei confronti di austerità e neoliberismo. “Gli accordi di libero scambio - qui il riferimento è al Ttip in corso di trattativa fra Ue e Usa - favoriscono solo gli interessi delle multinazionali a svantaggio dei diritti della salute, dell’ambiente e delle economie nazionali” dice ancora Inge Rauscher, la portavoce.

Finora le politiche dell’Ue hanno portato al crollo di salari e pensioni. Temi che hanno fatto breccia un po’ ovunque, in maniera trasversale, sia fra gli elettori di tutti i partiti, a destra come a sinistra, sia soprattutto nelle sacche dell’astensionismo e dei senza partito.

L’Europa messa sotto accusa in Austria è la stessa Europa che vede malvolentieri celebrarsi un referendum in Grecia sulle politiche economiche.

Un’Europa che lascia molto a desiderare soprattutto nella propria costituzione democratica. “I trattati di Lisbona” sono un passo indietro della democrazia, “non rispettano la separazione dei poteri”, non prevedono l’elezione del commissario europeo e non riconoscono al parlamento europeo un “vero potere legislativo”.

Ora, sarà interessante vedere cosa accadra' nei prossimi giorni, ma l'aspetto piu' rilevante e' la censura dei giornali di regime italiani (con la lodevole eccezione de Il Fatto Quotidiano che ha riportato questa notizia).

Da parte nostra auspichiamo che anche l'Italia segua l'esempio greco e austriaco.

GIUSEPPE DE SANTIS - Londra.


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