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IL NAZIONALISMO CONTINUA A VINCERE IN EUROPA: ELETTO ZEMAN PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA CECA, UN VERO PATRIOTA

martedì 30 gennaio 2018

PRAGA - La svolta a loro favore che le oligarchie burocratiche a capo della Ue tanto volevano e  attendevano non c'è stata: presidente della Repubblica ceca restera' Milos Zeman, il nazionalista euroscettico e amico di Putin che ha promesso il suo assoluto sostegno al premier Andrej Babis, e che ha vinto tre giorni fa il ballottaggio con i 51,3% dei voti.

Nella seconda elezione presidenziale diretta, i cechi hanno preferito il veterano Zeman , che oggi ha 73 anni, allo scienziato europeista Jiri Drahos, promotore del cambiamento o per meglio idre dell'asservimento della Repubblica Ceca alla Ue. Il progetto ha perso, e' stato votato dal 48,6% degli elettori. Un risultato molto delundente, per la Ue, anche alla luce dell'affluenza al 66,6% contro un 34% che non è andato alle urne quindi non dando il voto a favore della Ue.

E da sconfitto, Drahos, si e' mostrato comunque soddisfatto: "Non abbiamo vinto, ma non abbiamo neanche perso. Questa immensa ondata di energia che si era manifestata non puo' sparire. Non lascero' la vita pubblica. Andiamo avanti", ha rassicurato. Contento lui...

Con Zeman Praga restera'  orientata verso l'est dell'Europa, allacciata alla Polonia, l'Ungheria e la Slovacchia, ovvero rimane un pilastro del cosiddetto "Gruppo di Visegrad". Secondo alcuni commentatori questa vittoria va spiegata con il rifiuto dei migranti - tutti islamici - che la Ue vorrebbe imporre, cavalcata dal presidente uscente Zeman  in campagna elettorale.

Per lui hanno votato 2.819.000 elettori, che ritengono sia "l'unico vero uomo di stato, un patriota, un eroe, un difensore intransigente degli interessi nazionali". E Zeman ha accolto la fiducia con entusiasmo, ripromettendosi di essere pero' "meno arrogante" per il futuro e piu' disposto ad "ascoltare opinioni diverse dalle proprie". "Vado incontro ai prossimi 5 anni, carico dell'energia datami dai cittadini e credo di non deludere le loro speranze. Prometto di continuare a lavorare cosi' come ho lavorato fino adesso", ha affermato, ricordando la carriera alle spalle da economista e il percorso affrontato da "deputato solitario e individualista" nell'Assemblea federale cecoslovacca, dopo la caduta del comunismo nel 1989.

Zeman assunse la leadership del partito dei democratici sociali (Cssd) nel 1993, poi divenuto il piu' forte della sinistra. Zeman fu presidente del Parlamento fra il 1996 e il 1998, e subito dopo premier fino al 2002. Dopo l'insuccesso nell'elezione presidenziale indiretta nel 2003 Zeman si ritiro' dalla politica, per tornare dieci anni dopo nel 2013, anno in cui fu eletto presidente. Si dichiara eurofederalista, sarebbe favorevole alla politica estera e di difesa comune europea, unite dovrebbero essere anche le politiche sociali ed ecologiche. E' invece nettamente contrario all'accoglienza dei migranti e all'islam.

La crisi migratoria è dal suo punto di vista "un'invasione organizzata". "Questo paese e' nostro e non puo' essere per tutti", ha martellato piu' volte. Filorusso, per la difesa degli interessi economici cechi orienta la Repubblica ceca verso l'est. In Cina Zeman e' andato a "imparare come si rende stabile la societa'", ed e' contrario alle sanzioni Ue alla Russia e ritenendo l'annessione della Crimea "un fatto compiuto".

Con il vincitore si e' subito congratulato Andrej Babis al quale Zeman ha promesso di affidare il secondo tentativo di formare il governo. "Ho sempre creduto che la campagna basata sugli attacchi contro di lui non avrebbe avuto successo e sono contento che non mi ero sbagliato", ha scritto su twitter. "Mi auguro un governo stabile per i prossimi 4 anni - ha aggiunto - e collaboro volentieri con il presidente Zeman nel promuovere gli interessi del nostro paese e nell'unire la societa'".

Con la netta vittoria del presidente nazionalista Zeman nella Repubblica Ceca, aumenta il numero di stati contrari a questa Ue dispotica, mondialista, globalista, comandata da poteri finanziari accentrati nella Bce. Dopo la straordinaria vittoria del nazionalismo in Austria, ora il trionfo a Praga.

Redazione Milano


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