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Due parole per Salvini, Meloni e Grillo

giovedì 26 gennaio 2017

Posso dirlo con franchezza? Ma chi se ne frega, della legge elettorale. Non esiste una "buona" legge elettorale, perchè sarà sempre "buona" per qualcuno e pessima per qualcun altro. L'unico criterio per valutare una legge elettorale riguarda quanto essa rispetta la democrazia, la quale democrazia a sua volta è tale solo se la maggioranza del Parlamento eletto rispecchia la maggioranza degli elettori nella nazione dove s'è votato, avendo dato a ciascun elettore il diritto di scegliere liberamente tanto il partito quanto la persona che lo rappresenterà.

Tutto qui, ma non finisce qui.

Sì, perchè in Italia dal 1948 ad oggi abbiamo sperimentato tutti i possibili sistemi elettorali senza con questo averne deciso uno in via definitiva. Nell'ordine: proporzionale puro, maggioritario con quota proporzionale, proporzionale con sbarramento e liste associate, maggioritario con premio di maggioranza, maggioritario senza premio di maggioranza, proporzionale con sbarramento e proporzionale senza sbarramento.

Oggi, siamo al punto d'avere due sistemi elettorali differenti - per Camera e Senato - sia nel metodo sia nei principi ispiratori del metodo ed entrambi... non votati dal Parlamento, bensì scritti dalla magistratura, nella fattispecie la Corte Costituzionale.

E la Corte Costituzionale nel cassare la legge elettorale - dichiarata incostituzionale - con la quale è stato eletto l'attuale Parlamento, ha però precisato che gli eletti, parlo dei deputati del Pd oggi alla Camera unicamente grazie al premio elettorale derivato dalla suddetta legge dichiarata incostituzionale, pur tuttavia possono stare costituzionalmente in carica. 

Un pasticcio dell'altro mondo, anzi da Terzo Mondo.

E allora capite che la legge elettorale in Italia risponde ad altre logiche, che con la democrazia non hanno nulla da spartire: serve a permettere in ogni caso che non decada mai, neppure per sbaglio, il "sacro diritto" al mercanteggio. 

E così, anche stavolta il "sacro diritto" è salvo. Volete sapere perchè?

Lo dico subito. Alla Camera, ci sarà il premio di maggioranza al partito o alla coalizione di partiti che supererà la soglia del 40%, in caso contrario niente premio. In passato, solo la Dc superò il 40%, ma negli anni Cinquanta, Sessanta e un pezzetto di Settanta. Nessun altro partito arrivò mai a questo livello di consenso. Oggi, Beppe Grillo crede di potercela fare. Non deve aver capito che somiglia poco a De Gasperi e per niente ad Andreotti. La Dc regnò quasi mezzo secolo grazie al primo e per colpa del secondo. Specie degli amici degli amici, del secondo.

Quindi, il Movimento Cinque Stelle non ce la farà. Gli manca un 10% per riuscirci, ovvero un terzo del suo attuale elettorato in più. Da dove lo piglia? Da Marte?

Abbandonati i deliri di onnipotenza, passiamo al Centro Destra, che scrivo separato per il motivo che non esiste più il Centrodestra. C'è la destra di Meloni-Salvini e c'è il Centro di Berlusconi uno e trino. Secondo Roberto Maroni, l'alleanza rieditata su modello 2001 e "varianti in corso d'opera" ha i numeri per vincere e conquistare l'agognato premio elettorale perchè supererebbe il 40% e quindi governerebbe l'Italia. Ma l'aritmetica gli dà torto. Nella più suggestiva delle ipotesi, la Lega incasserebbe il 15% nazionale, Fratelli d'Italia il 4%, e Forza Italia? Dovrebbe superare il 21% nazionale, per la vittoria di questa alleanza. Probabilità che accada? Prossime allo zero perchè non basterebbe comunque. Difatti, mentre il 4% di Fdi è alla portata della Meloni, il 15% della Lega è possibile solo se sfonda davvero al Sud. E allo stato attuale non accadrà. Quindi, a Forza Italia servirebbe tra il 23 e il 27% perchè il "ritrovato" Centrodestra che Maroni pensa possa vincere, poi davvero vinca. 

In breve, penso che Maroni sia molto, molto ottimista. Troppo ottimista.

Passiamo dall'altra parte. Il Pd al 40% da solo non ci arriva neppure se resuscitasse la buonanima di Enrico Berlinguer. Andrà di lusso se arriverà al 26-27%. Quindi, tenterà la mossa della "coalizione con i moderati" che tradotto significa un pugnetto di alfani, una manciatina di "cattolici democratici" e una spolverata di verdiniani non ancora latitanti e di socialisti di varia virtù. Ma anche - per dirla col Mascetti - con questi "rinforzini" se fra tutti sfioreranno il 33% si preparino ad accendere più candele che a Lourdes.

E allora, ci siete arrivati? 

Esatto, non vincerà nessuno, quindi vinceranno tutti i peggiori. Dopo le elezioni - già mi pare di sentirli - partiranno i "cori" della "responsabilità nazionale" affinchè nasca un governo "di responsabilità" possibilmente "costituente" per le "vere riforme che attende il Paese". Vedrete Berlusconi a braccetto del Pd, vedrete anzi sentirete urla e strepiti a destra sormontati solo da urla e strepiti ancora più forti dei Cinquestelle. 

Dal punto di vista del calcolo delle probabilità, questo scenario a mio parere è in vantaggio. Ma si può impedire che si materializzi. Non serve un'alleanza, serve un programma che permetta una vera alleanza e questo programma - titolatelo come meglio vi aggrada affinchè venga accettato dai rispettivi partiti e Movimenti - vi deve mettere assieme, cari Salvini, Meloni e Grillo.

Quando c'è in gioco il destino di una nazione, di un popolo, chi davvero vuole difenderli deve far prevalere a qualsiasi prezzo le ragioni che uniscono su quelle che dividono. Altrimenti, cari "ragazzi", rassegnatevi al renzusconi. E poi non dite che non lo sapevate. Che vi riempio di sberle.

Max Parisi



 
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