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L'estate è già finita. Siamo a ottobre.

lunedì 20 giugno 2016

Parto da tre fatti. Politicamente parlando, in Italia il "centro" non c'è più, la destra non c'è ancora e il Pd renziano ha perso così uniformente le elezioni amministrative, che solo Cossutta dei bei tempi potrebbe dire che s'è trattato d'un voto per i sindaci senza una vera valenza nazionale. 

In realtà ce l'ha eccome, e la coseguenza più evidente non riguarderà il governo fino ad ottobre, quando però l'M5S trionfatore di oggi più tutto l'elettorato di centrodestra e Lega che hanno fatto vincere le candidate grilline contro il Pd ma prima di tutto contro Renzi, voteranno "no" al referendum. E addio, Renzi cadrà per autoproclamata coglionaggine istituzionale, avendo accoppiato il voto referendario alla sua permanenza a Palazzo Chigi, come se la riforma della Costituzione - legge di tutti - fosse invece di una sola parte, la sua. 

Fin qua, direi che c'è ben poco da discutere, a meno che qualcuno creda che in Italia un presidente del Consiglio preso a calci dagli elettori nelle urne, tre mesi e mezzo dopo ne uscirà invece vittorioso benchè neppure tutto il suo partito voterà per farlo vincere. Nemmeno Cossutta ebbe il coraggio di dire che la caduta del Muro di Berlino fu un passo verso il trionfo del comunismo nel mondo. Cerchiamo di non essere ridicoli.

Quindi, facciamo che siamo a fine ottobre. Renzi la lasciato Palazzo Chigi, Mattarella ne ha preso atto, ma come gli impone la Costituzione, non può sciogliere le Camere senza aver prima verificato l'inesistenza di una maggioranza parlamentare in grado di esprimere un nuovo capo del governo.

E qua si aprono solo due possibilità che dipendono entrambe dalle percentuali della sconfitta referendaria di Renzi. Se sarà di poco, nascerà un governicchio di "unità nazionale" retto dalla solita "figura istituzionale" che nel caso sarà quasi certamente l'attuale Presidente del Senato, Grasso, giusto per portare a compimento la legislatura, in barba alla devastazione e al declino del Paese. 

Se invece Renzi verrà "asfaltato" al referendum, allora è certo si andrà a votare alle politiche tra febbraio e marzo del 2017. 

Ecco, lo scenario da qui all'autunno grossomodo è questo, e nella sostanza rappresenta un'Italia debole, con un governo debolissimo con a capo un Renzi a termine e con un'alternativa - per ora - costituita unicamente dal Movimento Cinque Stelle. Il quale M5S, tra l'altro, potrebbe approfittare alla grande della legge elettorale fortissimamente voluta da Renzi, vincendo da solo le elezioni politiche di primavera dell'anno prossimo. 

Sia chiaro a tutti che dal mio punto di vista il risultato del voto, democraticamente espresso, ha sempre ragione. Se gli italiani decideranno che il nuovo presidente del Consiglio sarà Cinque Stelle, non ho nè avrò mai alcunchè da obiettare. 

La questione è un'altra: se l'unica alternativa al Pd sfracellato da Renzi sarà il Movimento fondato da Grillo e Casaleggio, allora c'è poco da fare e niente da discutere. Finirà a quel modo.

Se invece verrà offerta un'alternativa rivoluzionaria da opporre a quella rivoluzionaria dell'M5S, allora ci sarà partita. Il tempo della moderazione è finito, e chi non ci credesse ancora, guardi a Torino. Fassino non aveva demeritato, lo dico francamente. Eppure, è stato travolto da una ragazza che si affacciava alla politica vera per la prima volta, andata in tv per pochi minuti in due mesi, sconosciuta all'opinione pubblica nazionale e perfino regionale. E' stato un voto rivoluzionario, non di semplice protesta.  

La verità profonda delle vittorie nettissime dei Cinque Stelle sta proprio nell'interpretare il desiderio dirompente di "rivoluzionare l'Italia". Proprio l'identica speranza ricoluzionaria che raccolse la Lega di Bossi nei primi anni Novanta, quando dal nulla conquistò il sindaco di Milano. 

Oggi, se Matteo Salvini vuole provarci, deve - deve - bruciare i ponti alle sue spalle. Deve rivoluzionare per prima la Lega. Deve dar vita al partito che rappresenti il nazionalismo italiano, e deve farlo adesso. Prima del referendum di ottobre, prima delle elezioni di primavera prossima, prima che passi il messaggio che l'unica alternativa "credibile" a Renzi sia il Movimento Cinque Stelle e deve farlo anche con l'obbiettivo che - se perdesse comunque le politiche - sarebbe alleato dell'M5S su due punti cardinali della politica tanto nazionalista quanto grillina: il referendum per uscire dall'euro e il referendum per rinegoziare i trattati Ue esattamente come ha fatto la Gran Bretagna. 

Al nazionalismo serve una guida. All'Italia serve il nazionalismo.

Max Parisi



 
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