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INCHIESTA / L'ALTRA FACCIA DELL'EPIDEMIA DI CORONAVIRUS: IL TRACOLLO DELL'ECONOMIA A LIVELLO PLANETARIO

mercoledì 29 gennaio 2020

La Cina e la comunita' internazionale osservano con crescente preoccupazione le ricadute della propagazione del nuovo ceppo di coronavirus sull'economia del paese asiatico, che potrebbe rallentare del quattro per cento secondo alcune stime. La Sindrome respiratoria acuta grave (Sars) che ha colpito la Cina a partire dal 2002 fornisce un'indicazione di massima circa i possibili effetti economici dell'attuale emergenza sanitaria: il nuovo virus, pero', pare propagarsi assai piu' rapidamente e ha giu' superato la Sars in Cina per numero di contagi complessivo. Rispetto ai primi anni Duemila, inoltre, l'economia cinese e' assai piu' integrata ai mercati globali, che dunque scontano a loro volta una maggiore esposizione alla crisi. Per arginare l'avanzata del virus, le autorita' cinesi hanno decretato la quarantena di Wuhan - citta' della Cina centrale epicentro dell'infezione - e di undici altri centri urbani del paese. Pechino, che solo questo mese aveva firmato un accordo provvisorio per attenuare le ostilita' commerciali con gli Stati Uniti, si trova a fronteggiare l'emergenza in una situazione di vulnerabilita' pregressa. La preoccupazione e' pero' avvertita anche nei paesi asiatici vicini, integrati alle catene di fornitura dell'economia cinese e gia' colpiti dal crollo dei flussi di turisti cinesi. 

I principali media asiatici diffondono gia' le prime proiezioni relative ai danni potenziali dell'epidemia per l'economia cinese. Secondo un rapporto di Plenum Group citato dal quotidiano "South China Morning Post", gli effetti delle misure di contenimento dell'infezione potrebbero far rallentare la crescita cinese di quattro punti percentuali nel primo trimestre di quest'anno; la sola quarantena imposta alla provincia di Hubei, focolaio del virus, potrebbe costare alla Cina un altro punto e mezzo di prodotto interno lordo. Secondo Shao Yu, capo economista di Orient Securities Shanghai, la diffusione del virus, che interessa ormai almeno 20 grandi citta' cinesi, comportera' un "impatto negativo" difficilmente quantificabile nel lungo periodo. Lo scorso anno la Cina e' riuscita a conseguire una crescita del 6,1 per cento, a dispetto della guerra dei dazi con gli Usa. Dietro il dato complessivo si cela pero' un progressivo peggioramento dei fondamentali macroeconomici: diversi economisti temono che il coronavirus possa trasformarsi nel "cigno nero" in grado di esporre nei prossimi mesi le debolezze strutturali dell'economia cinese.

Era stato proprio il presidente cinese, Xi Jinping, a mettere in guardia lo scorso anno dal rischio di "cigni neri", vale a dire eventi avversi inattesi; nel 2019, Pechino ha gia' dovuto scontare due crisi ancora irrisolte: da una parte il succitato scontro con gli Stati Uniti; dall'altra, le violente proteste antigovernative di Hong Kong, che hanno destabilizzato una tra le principali piazze finanziarie mondiali, nonche' destinazione turistica di rilievo. Diversi esperti temono gia' che il coronavirus possa rivelarsi un evento piu' distruttivo per la Cina e per l'intera Asia-Pacifico della guerra dei dazi tra le due maggiori potenze mondiali. 

A livello locale, il danno economico e' ascrivibile anzitutto all'isolamento di Wuhan, uno tra i centri economici piu' dinamici della Cina. La citta', che conta circa undici milioni di abitanti, e' un importantissimo hub dei trasporti e della logistica al centro del paese, tanto da essere stata soprannominata "via di transito della Cina". Secondo i dati forniti dall'amministrazione cittadina, nel 2018 l'economia di Wuhan e' cresciuta sino a un volume di 224 miliardi di dollari, pari a ben l'1,6 per cento del prodotto interno lordo cinese complessivo. Oltre 300 aziende del listino Fortune 500 operavano nella citta' lo scorso anno: tra queste Microsoft, Sap e il Gruppo automobilistico francese Psa; e ancora PepsiCo, Siemens e il costruttore di automobili Peugeot Citroen, tutte costrette ad arrestare le operazioni a causa della quarantena imposta dalle autorita' cinesi a Wuhan, cosi' come ad altri undici centri urbani cinesi.

L'automotive e' uno dei settori piu' rappresentativi dell'industria di Wuhan, ma negli ultimi anni la citta' ha effettuato anche poderosi investimenti tesi a conseguire lo status di hub tecnologico internazionale. Un significativo contributo all'economia di Wuhan giunge anche dal turismo: lo scorso anno la citta' della Cina centrale ha accolto ben 319 milioni di turisti, che hanno generato entrate per 357 miliardi di yuan. Il governo di Wuhan si era dato come obiettivo per quest'anno la creazione di 220 mila nuovi posti di lavoro, forte di quella che il Milken Institute classifica come la nona maggiore economia urbana della Cina: nel 2019 Wuhan ha conseguito una crescita economica del 7,8 per cento, 1,7 punti percentuali in piu' rispetto alla media nazionale. Il blocco di Wuhan esercita un impatto immediato sull'economia nazionale cinese soprattutto per l'interruzione dei trasporti e della logistica: oltre alla sua importanza economica, infatti, Wuhan e' il principale centro amministrativo e commerciale della Cina Centrale.

A livello nazionale, la diffusione del coronavirus ha spinto le autorita' cinesi a prorogare di tre giorni le festivita' del Capodanno lunare. Grandi nomi internazionali dell'automotive, della grande distribuzione, del settore alberghiero e della ristorazione hanno gia' annunciato la sospensione o il ridimensionamento delle operazioni a Wuhan e in altre grandi citta' del paese: tra questi il costruttore di automobili giapponese Toyota, le catene di fast food McDonalds, Kfc e Pizza Hut, le catene alberghiere The Peninsula, Shangri-La, Hilton e Marriott, i colossi dell'abbigliamento Uniqlo e H&M, la multinazionale svedese dei mobili Ikea. Numerose compagnie aeree internazionali - da ultima British Airways - hanno gia' ridotto i voli settimanali o sospeso alcuni collegamenti verso la Cina, in risposta al crollo della domanda. In Cina sono state cancellate sette prime cinematografiche, chiusi i due parchi a tema Disneyland e sono a rischio numerosi eventi sportivi.

Sul piano internazionale, l'emergenza sanitaria ha causato un crollo immediato del traffico di passeggeri e dei flussi turistici nella regione asiatica, gia' avvertito acutamente da paesi quali Giappone, Thailandia e Singapore. Casi di infezione sono stati gia' confermati in Sri Lanka, Germania, Thailandia, Giappone, Corea del Sud, Vietnam, Stati Uniti, Francia, Taiwan, Hong Kong, Macao, Singapore, Nepal, Malesia, Australia, Canada e Cambogia. Per scongiurare il rischio di una pandemia, i governi stanno imponendo limiti sempre piu' stringenti ai voli da e verso la Cina, spingendosi oltre i controlli sanitari ai passeggeri in arrivo da Wuhan, istituiti nelle ultime settimane. Paesi come le Filippine e il Kazakhstan hanno gia' annunciato il blocco totale degli ingressi di turisti cinesi, o addirittura la sospensione di tutti i servizi di collegamento con la Cina.

Taiwan imporra' a tutti i soggetti in arrivo da Wuhan di indossare braccialetti per il monitoraggio elettronico e di rimanere in casa per l'intero periodo di incubazione del virus, circa due settimane. I danni economici causati da queste misure emergenziali rischiano di essere amplificati dall'ondata di allarmismo e informazioni di dubbia attendibilita' diffusi tramite Internet e i social media: a questo proposito, il ministero della Salute cambogiano ha gia' annunciato che la diffusione di informazioni false in merito al virus comportera' risposte legali da parte delle autorita' pubbliche. Il governo di Singapore ha gia' ventilato il ricorso alla controversa legge sulla "falsa informazione", dopo che un sito web aveva annunciato erroneamente la prima morte di un soggetto affetto dal virus nella citta'-Stato.

Tra il 2002 e il 2003, l'epidemia di Sars ha causato all'economia cinese danni stimati in 25 miliardi di dollari, e un totale di 40 miliardi di dollari a livello globale. Il mercato azionario cinese impiego' cinque mesi per riprendersi dagli effetti della crisi, e i viaggi internazionali da e verso le aree colpite dalla Sars crollarono del 70 per cento. La nuova emergenza sanitaria colpisce una Cina economicamente meno dinamica, che pero' e' ancor piu' integrata all'economia globale e ne costituisce ancora un fondamentale motore di crescita. Uno studio del 2018 sponsorizzato dall'Organizzazione mondiale della sanita' (Oms) stima che una pandemia globale di influenza virale potrebbe causare la morte di 720 mila persone, e costare 500 miliardi di dollari all'anno, pari allo 0,6 per cento del prodotto interno lordo mondiale. Come sottolinea il quotidiano "Nikkei", il "contagio" del nuovo coronavirus sta gia' dilagando nella regione asiatica, quantomeno sul piano economico.

Nel 2003 la Cina doveva ancora affermarsi del tutto come traino della crescita e dell'integrazione economica asiatiche. La Sars colpi' la regione prima del lancio della Belt and Road Initiative (Bri, la Nuova via della seta), che ha fatto da apripista alla massiccia penetrazione diplomatica ed economica cinese nel Sud-est asiatico, accompagnata da flussi turistici senza precedenti. Nel 2003 i turisti in uscita dalla Cina ammontavano a circa 20 milioni; il dato relativo al 2018 e' di circa 150 milioni, e cio' moltiplica i rischi di contagio sia sul piano virale, sia su quello economico. Con casi di infezione gia' confermati in oltre 14 paesi oltre la Cina, i governi si trovano impegnati in una delicatissima operazione di bilanciamento tra le necessita' di contenimento del rischio virale, e quella di limitazione del danno economico. 

Il governo di Singapore e' stato tra i primi a prendere atto pubblicamente di quest'ordine di rischi: il 27 gennaio il governo ha avvertito che l'emergenza sanitaria causata dalla diffusione del nuovo ceppo di coronavirus in Cina causera' senza dubbio un impatto sull'economia della citta'-Stato e ha assicurato al contempo di aver attivato una serie di misure preventive. "Ci aspettiamo senza dubbio un impatto sull'economia, gli affari e la fiducia dei consumatori quest'anno, soprattutto in considerazione del fatto che questa situazione dovrebbe proseguire per un certo periodo", ha dichiarato il ministro del Commercio e dell'industria, Chun Sing, riferendosi all'emergenza sanitaria. Chun ha dichiarato che sul fronte economico, le preoccupazioni immediate interessano il settore del turismo; il governo tentera' di assistere le aziende e i lavoratori piu' esposti all'impatto economico della crisi. 


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