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ANALISI / IL PUNTO SULL'ALLEANZA LEGA-M5S, LE RAGIONI CHE UNISCONO E QUELLE CHE DIVIDONO: MA PRIMA L'ITALIA, SEMPRE!

lunedì 5 agosto 2019

La politica è entrata ufficialmente in vacanza e l’augurio è che sia estremamente vantaggiosa ai 5S per raccogliere le idee ed uscire dal tunnel dell’opposizione interna che, come hanno dimostrato le elezioni europee, è assolutamente inutile oltreché dannosa per il loro stesso consenso.

Proprio le elezioni europee hanno dimostrato che gli elettori italiani hanno le idee ben chiare e sanno cosa vogliono: flat tax, lotta alla criminalità ed all’immigrazione clandestina, grandi opere, posizione critica nei confronti degli oligarchi ue. Si tratta di soluzioni di buon senso, in grado di far ripartire l’economia e di ridare dignità al paese. A tutto questo, che è il programma della Lega, si può e si deve aggiungere il salario minimo, idea dei 5S, e il taglio dei parlamentari, punto di forza dell'alleanza di governo.

Il fatto che la pattuglia dei 5S al parlamento europeo abbia votato per la presidente germanica, nota per le sue posizioni fortemente anti italiane, non depone certamente a loro favore, soprattutto perché il loro voto è stato determinante per la sua elezione. Se qualcuno di loro è convinto che questo possa suscitare sentimento di riconoscenza nella tedesca è meglio che cambi mestiere, perché i tedeschi non conoscono certo il significato di questa parola (altrimenti non si comporterebbero come abitualmente fanno); se, al contrario, lo hanno fatto in modo consapevole, questo è un pericoloso segnale d’allarme per i cittadini italiani, perché caratterizzerebbe i 5S come i Tsipras nostrani: a parole anti ue, ma nei fatti sodali e fedeli servitori. 

Un consiglio spassionato: chi ha trescato con la ue, alla fine si è sempre bruciato le dita, come dimostra il macellaio sociale in loden.

Tornando alle misure da attuare, la flat tax è fondamentale (e va effettuata in deficit, non a seguito di tagli alla spesa pubblica), per ridare ossigeno al ceto medio, che da sempre rappresenta la spina dorsale del paese, distrutto da 10 anni di scellerate politiche neoliberiste imposte dalla ue ai suoi compiacenti complici nazionali. Maggior denaro nelle tasche degli italiani significa maggiori consumi e maggiori consumi significano maggior crescita dell’occupazione e del pil con conseguente miglioramento dei conti pubblici. Non è un caso che al momento l’Italia, la tanto vituperata Italia, vada meglio di “krande cermania”, proprio grazie alla manovra economica fatta lo scorso anno dal governo verde giallo che, per quanto in modo estremamente timido, è stata di tipo espansivo.

D’altra parte lo sappiamo: il popolo dal puntale piantato in testa è maestro nel vincere le battaglie e perdere le guerre, ed anche questa volta è avviato sulla giusta strada. Il punto chiave è lasciarlo al suo miserabile destino, distaccandosi quanto prima dalla sua nefasta influenza, al pari di quella francese che tanto piace alla sinistra al caviale nostrana (le legioni d’onore francesi si sprecano tra gli altri papaveri del piddì, e non vengono certo concesse per meriti alla repubblica italiana, bensì a quella francese).

Le grandi opere sono un altro volano per stimolare l’economia, dato che richiedono ingenti dosi di mano d’opera e materie prime e da sempre sono state usate per risollevare l’economia di un paese, come dimostra il new deal di Roosvelt.

Del pari il salario minimo, se opportunamente concepito, porrebbe fine allo sfruttamento dei lavoratori, in particolare dei giovani, che sono spesso sottopagati dalle aziende. Perché diciamo opportunamente concepito? Perché esiste il rischio che il salario minimo diventi anche il salario massimo: avete mai visto un imprenditore moderno pagare più del minimo un proprio lavoratore, dimostrando in questo una miopia tremenda? Un campione del capitalismo come Ford, ad esempio, faceva l’esatto contrario: pagava di più i suoi operai in modo che potessero spendere maggiormente e comprarsi pure le macchine che producevano. Ma Ford era un imprenditore vero, non come certi pseudo capitalisti in salsa nostrana, abili a privatizzare i guadagni e socializzare le perdite.

I 5S sono dunque al bivio: portar avanti il programma di buon senso a trazione leghista (e sono i cittadini a chiederlo) o cedere alle sirene che arrivano dai colli romani per favorire un governo tecnico, tanto gradito a bruxelles quanto al di qua e al di là del Tevere, dove alberga un individuo che più che pastore d’anime appare sempre più un politico di misero cabotaggio intento a far arrivare nelle proprie casse fondi da pseudo “filantropi” politicamente corretti. Il punto è che potrebbero rallentare, ma non fermare l’onda del cambiamento ed al prossimo giro non ci sarebbe sicuramente spazio per loro, dato che un’alleanza Lega e FDI sarebbe sufficiente ad ottenere la maggioranza dei seggi e mandare definitivamente in pensione una classe politica serva di interessi stranieri.

Di Maio e Conte devono decidere una sola cosa: passare alla storia assieme alla Lega come il movimento che ha ridato dignità e benessere al paese, oppure essere gli ennesimi traditori del popolo e venire confinati nelle pagine più nere della storia repubblicana. Una terza via non esiste.


L’Eretico

Fonti

https://scenarieconomici.it/le-curiose-schiere-dei-legionari-onorari-francesi-in-italia-quante-legion-dhonneur-tra-i-pd/

https://www.investireoggi.it/economia/e-la-germania-in-crisi-ecco-perche-la-merkel-non-ha-mandato-un-tedesco-alla-bce/


 


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