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STRAORDINARIO INTERVENTO DEL PRESIDENTE PUTIN: GLOBALIZZAZIONE, STATI, POPOLI, ITALIA, AMICIZIA CON LA LEGA DI SALVINI

giovedì 4 luglio 2019

"I contatti con i partiti politici degli Stati stranieri si mantengono di regola su base inter-partitica. Così la Lega italiana e la nostra Russia Unita collaborano nell’ambito di un accordo di cooperazione. La Lega e il suo leader Salvini sono attivi sostenitori di un ripristino della piena cooperazione tra Italia e Russia; si pronunciano per una più rapida abolizione delle sanzioni anti-russe introdotte dagli Usa e dall’Ue. Qui i nostri punti di vista coincidono. Salvini ha un atteggiamento caloroso verso il nostro Paese, conosce bene la realtà russa". Così il presidente russo Vladimir Putin, oggi in Italia per una visita di Stato, in una intervista alla stampa.

"Ci siamo incontrati nel 2014 a Milano, abbiamo discusso le prospettive di sviluppo dei legami italo-russi e delle relazioni tra Russia e Unione Europea. Da allora, per quel che mi è noto, il signor Salvini e rappresentanti del suo partito mantengono contatti con i colleghi russi interessati allo sviluppo della cooperazione con i propri partner italiani. L’ho detto varie volte e lo ripeto: nei nostri rapporti con gli Stati stranieri facciamo riferimento ai dirigenti legalmente eletti, legittimi. Siamo pronti a lavorare e lavoreremo con quelli che sono stati scelti dal popolo italiano a prescindere dalla loro appartenenza politica. Per quanto riguarda Berlusconi, ci legano rapporti di amicizia pluriennali. Silvio è un politico di statura mondiale, un vero leader che propugna fermamente gli interessi del suo Paese nell’arena internazionale. Suscita rispetto la sua sincera volontà di preservare e moltiplicare il potenziale accumulato nei rapporti tra i nostri Paesi. Non riusciamo a incontrarci spesso, ma quando tale opportunità si presenta, lui non si permette mai di discutere questioni di politica interna. E non lo faccio nemmeno io", aggiunge Putin nella intervista al Corriere della Sera.

"È importante il fatto che in Italia c’è un assoluto consenso tra tutte le forze politiche circa lo sviluppo dei buoni rapporti con la Russia. E noi rispondiamo a questo con piena reciprocità" spiega.

Il leader del Cremlino in un'altra intervista pubblicata oggi parla dello stato delle cose oggi, e di quale sia la valutazione della Russia. "Negli ultimi tempi - scrive - la crescita dell'economia globale e' caratterizzata da valori positivi. Nel periodo 2011-2017, si e' registrata una crescita media annua del 2,8 per cento. Negli ultimi anni e' stata di poco superiore al 3 per cento. Ma, a nostro avviso, i leader degli Stati, tutti noi, i dobbiamo ammettere francamente che, nonostante la crescita menzionata, il modello attuale di relazioni economiche e' purtroppo in crisi. E questa crisi ha un carattere universale: i problemi si sono accumulati e moltiplicati, sono piu' seri e piu' grandi di quanto sembrasse in precedenza". Putin nota che "dopo la fine della Guerra fredda e l'accesso di nuovi mercati al processo di globalizzazione, l'architettura dell'economia mondiale e' cambiata radicalmente. Il modello dominante di sviluppo, basato sulla tradizione occidentale cosiddetta liberale, modello che possiamo convenzionalmente definire come euro-atlantico, ha cominciato a rivendicare non solo un ruolo globale, ma universale. Il principale motore dell'attuale modello di globalizzazione e' stato il commercio mondiale che dal 1991 al 2007 e' cresciuto piu' del doppio del tasso di crescita del Pil globale. Cio' e' comprensibile, si sono aperti nuovi mercati: l'ex Unione Sovietica, tutta l'Europa dell'Est, e le merci si sono riversate su questi mercati. Ma questo periodo si e' rivelato relativamente breve per gli standard storici".

"E' seguita - continua - la crisi globale del 2008-2009 che non solo ha esacerbato, ha fatto emergere squilibri e sproporzioni, ma ha anche evidenziato che il meccanismo della crescita globale stava iniziando a vacillare. La comunita' mondiale ha poi svolto un lavoro serio sugli errori. Tuttavia e' mancata la volonta', o forse il coraggio, per comprendere appieno qual era il problema e trarne le relative conseguenze. E' prevalso un approccio semplicistico, secondo cui il modello di sviluppo globale in quanto tale era assolutamente valido, sarebbe stato sufficiente eliminare i sintomi, coordinare le regole e le istituzioni dell'economia mondiale e della finanza, per far tornare tutto a posto. Queste ottimistiche aspettative sono svanite rapidamente". E allora secondo il presidente russo occorre chiedersi: "quali sono le origini della crisi delle relazioni economiche internazionali, che mina la fiducia tra i player dell'economia mondiale? Credo che la causa principale stia nel fatto che il modello di globalizzazione, proposto alla fine del ventesimo secolo, e' sempre meno in linea con la nuova realta' economica che sta rapidamente emergendo. Negli ultimi tre decenni, la quota del Pil globale dei Paesi sviluppati, a parita' di potere d'acquisto, e' diminuita dal 58 per cento al 40 per cento. Anche la quota degli Stati del G7 e' scesa dal 46 per cento al 30 per cento e, al contrario, e' in crescita il peso delle nazioni con mercati in via di sviluppo. Un cosi' rapido emergere di nuove economie, che hanno non solo propri interessi, ma anche proprie piattaforme di sviluppo e propri punti di vista sulla globalizzazione e sui processi di integrazione regionale, mal si coniuga con idee che, in tempi relativamente recenti, sembravano granitiche". 

"I modelli - aggiunge Putin - impostati prima, infatti, mettevano i Paesi dell'Occidente - e' necessario dirlo chiaramente - in una posizione esclusiva, concedevano loro un vantaggio, un'enorme rendita, ne garantivano in partenza la leadership. Agli altri paesi non rimaneva che seguire la loro scia. Quando quel comodo e abituale sistema ha cominciato a traballare, quando i concorrenti sono aumentati e le ambizioni e il desiderio di mantenere il proprio dominio, anche ad ogni costo, hanno avuto la meglio, allora gli Stati che prima avevano predicato i principi del libero scambio, della concorrenza leale e aperta, hanno adottato la lingua delle guerre e delle sanzioni commerciali, del raid economico manifesto, strozzando, intimidendo ed eliminando i concorrenti con metodi, diciamo pure, non di mercato".

Gli esempi - ricorda Putin - sono molti: "la costruzione del gasdotto 'Nord Stream 2', ad esempio. Il progetto e' chiamato a migliorare la sicurezza energetica dell'Europa, creare nuovi posti di lavoro e risponde pienamente agli interessi nazionali di tutti i partecipanti: sia europei che russi. Ma questo non rientra nella logica e non risponde agli interessi di coloro che, nel quadro del modello universalistico esistente, si sono abituati all'esclusivita' e allo strapotere, a far pagare ad altri i propri conti e che quindi hanno tentato e tentano continuamente di silurare il progetto. E' preoccupante che tali pratiche distruttive abbiano colpito non solo i mercati tradizionali, l'energia, le materie prime, le merci, ma che si siano estese anche a nuovi settori emergenti".

"Ad esempio - riprende il presidente - la situazione di Huawei, azienda che stanno cercando non solo di contenere, ma di spingere senza cerimonie fuori dal mercato globale, e' gia' stata definita, anche in certi ambienti, come la prima guerra tecnologica dell'era digitale. Sembrerebbe che la rapida trasformazione digitale, le tecnologie che stanno cambiando rapidamente le industrie, i mercati, le professioni, siano chiamate a espandere gli orizzonti per tutti coloro che sono pronti e aperti al cambiamento. Ma anche qui, sfortunatamente, si stanno costruendo barriere, vengono introdotti divieti diretti all'acquisto di beni high-tech. Si e' giunti al punto di limitare l'ammissione di studenti stranieri a determinate specializzazioni. Si tratta, a dire il vero, di una cosa inconcepibile. E invece tutto questo accade". La crisi secondo Putin e' aggravata anche dalle "crescenti sfide ambientali e climatiche che minacciano direttamente il benessere socio-economico di tutta l'umanita'. Il clima, l'ecologia e' diventata un fattore oggettivo di sviluppo mondiale, un problema gravido di sconvolgimenti su vasta scala, tra cui una nuova ondata incontrollata di migrazione, una maggiore instabilita' e un indebolimento della sicurezza nelle regioni chiave del pianeta. Al contempo, sussiste il rischio che, invece di compiere sforzi comuni per risolvere i problemi ambientali e climatici, ci scontreremo con tentativi di sfruttare questo tema per esercitare una concorrenza sleale. Oggi abbiamo davanti due possibili scenari per il futuro".

"Il primo - spiega il presidente - e' la rinascita del modello universalistico della globalizzazione, la sua trasformazione in parodia, in una caricatura di se' stesso, nell'ambito del quale le regole internazionali comuni verranno sostituite da leggi, meccanismi amministrativi e giudiziari di un Paese o di un gruppo di Paesi influenti, come fanno oggi, lo constato con dispiacere, gli Stati Uniti, estendendo la loro giurisdizione a tutto il mondo. Il secondo scenario e' quello della frammentazione dello spazio economico globale attraverso una politica di egoismo economico illimitato e la sua imposizione forzata. Ma questa e' la strada per accendere conflitti senza sbocco, per guerre commerciali, forse non solo commerciali, in senso figurato, per battaglie senza regole: tutti contro tutti". "Quale - si chiede Putin - puo' essere una soluzione non utopistica, ma concreta? Al fine di mettere a punto un modello di sviluppo piu' sostenibile ed equo saranno necessari nuovi accordi, che non siano solo dettagliati chiaramente, ma che siano, prima di ogni cosa, rispettati da tutti. Tuttavia, sono convinto che le discussioni su tale ordine economico mondiale rimarranno aspirazioni buone e vuote se non riporteremo al centro concetti quali la sovranita', il diritto incondizionato di ogni Paese al proprio percorso di sviluppo e, aggiungo, la responsabilita' non solo per il proprio progresso, ma anche per lo sviluppo sostenibile universale. Cosa potrebbero regolamentare questi accordi e un tale comune quadro giuridico?".

"Certo non l'imposizione di un solo e unico vero canone per tutti, - continua il leader russo - ma invece l'armonizzazione degli interessi economici nazionali, i principi di interazione, concorrenza e cooperazione tra Paesi con i loro modelli di sviluppo, caratteristiche e interessi differenti. L'elaborazione di tali principi dovrebbe essere la piu' aperta e democratica possibile. E' proprio su questa base che e' necessario adeguare il sistema del commercio mondiale alle realta' moderne e aumentare l'efficienza del lavoro dell'Organizzazione mondiale del commercio. Non distruggere, ma riempire di significati e contenuti nuovi altre istituzioni internazionali. E dunque prendere in considerazione, realmente e non a parole, i bisogni e gli interessi dei Paesi in via di sviluppo, compresi quelli che affrontano le questioni della modernizzazione dell'industria, del settore agricolo e della sfera sociale". Questo, secondo il presidente, e' il significato di 'pari condizioni di sviluppo'. "La Russia e' pronta a esporre sulla sua piattaforma informatica i propri casi di successo in ambito sociale, demografico ed economico e invita altri Paesi e organizzazioni internazionali ad aderire a questa iniziativa", ha concluso Putin. 

Redazione Milano


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