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PROCESSO AI GENITORI DI RENZI: ''SE IL PADRE DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO TI CHIEDE, CHE FAI, TI METTI A DISCUTERE?''

lunedì 3 giugno 2019

FIRENZE - Il processo ai genitori di Matteo Renzi è entrato nel vivo, oggi. "C'era un fatto di sudditanza psicologica, quello e' il padre di Renzi"; "se il padre del presidente del consiglio dei ministri ti fa un'offerta, ti metti a discutere?" e ancora "dovevo far fare un progettino perche' il padre di Renzi mi rompeva". Cosi' nel processo per Fatture false in cui sono imputati i genitori di Matteo Renzi, Tiziano Renzi e Laura Bovoli, entrano alcune frasi intercettate dalla guardia di finanza all'imprenditore Luigi Dagostino, il 're degli outlet', imputato anche lui.

Il pm Christine von Borries le ha fatte leggere dagli atti a un investigatore delle Fiamme Gialle, sentito come teste. Dagostino, intercettato in auto e in ufficio, le pronuncio' nel 2018 sfogandosi nel suo ufficio, parlando di Fatture pagate nel 2015 a societa' dei Renzi dalla Tramor da lui controllata e poi ceduta al gruppo Kering. Nel 2015 Matteo Renzi era premier e segretario del Pd. Per il pm Dagostino pago' a societa' dei genitori di Renzi due Fatture false da 20.000 euro e 140.000 euro mentre il figlio era premier.

Le Fatture vennero pagate alla societa' Party srl (una da 20.000 euro, unica fattura emessa dalla Party srl nel 2015) e alla Eventi 6 (una da 140.000 euro) nel luglio 2015 per progetti di fattibilita' su aree ricreative e per la ristorazione all'outlet di Reggello (Firenze).

Ebbene, secondo l'accusa tali consulenze non furono fatte, tuttavia la Tramor di cui Dagostino fu amministratore saldo' regolarmente i due conti. Poi quando, ormai indagato, alcuni anni dopo, Dagostino viene 'ascoltato' dalla GdF che lo intercetta, l'imprenditore pugliese si sfoga anche riguardo agli importi pagati, peraltro giudicati molto piu' alti del valore delle prestazioni pattuite.

Ma, diceva Dagostino - secondo quanto ha letto in aula l'investigatore delle Fiamme gialle -, "il padre di Renzi mi rompeva i c..." per "fare un progettino" che forse valeva 30-40 mila euro (e non 140.000 euro effettivamente pagati) "ma se sei il padre del presidente del consiglio, cosa faccio, mi metto a trattare?".

Con un altro professionista in rapporti di affari, Dagostino si giustificava di essere rimasto indagato per le Fatture dicendo di aver subito "un fatto di sudditanza psicologica, quello era il padre di Matteo Renzi...".

Il processo ha ricostruito gli incontri annotati nell'agenda di Dagostino con Tiziano Renzi e la moglie Laura Bovoli, anche alla vigilia di disposizioni di pagamento della fattura contestata della Eventi 6.

Inoltre, lo stesso testimone ha confermato al pm Christine von Borries che nelle perquisizioni non sono stati trovati ne' lettere di incarico per le societa' dei Renzi, ne' gli studi di fattibilita' per i progetti pattuiti, tuttavia i pagamenti vennero fatti.

Le difese nei loro interventi hanno fatto rilevare che le societa' dei Renzi non ebbero nessun vantaggio fiscale e che fu, anzi, pagata l'Iva. "Oggi il processo ha provato l'insussistenza giuridica del fatto contestato - ha commentato l'avvocato Federico Bagattini, difensore di Tiziano Renzi - poiche' non c'e' stato nessun vantaggio fiscale ne' tributario su queste operazioni, cosa che e' l'essenza del reato di falsa fatturazione".

Per l'avvocato Sara Gennai, difesa Dagostino, ha evidenziato che "nel processo non viene integrato il delitto di fatturazioni false per operazioni inesistenti".

Redazione Milano


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