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L'ECONOMISTA FRANCESE JEAN PAUL FITOUSSI: ''EMMANUEL MACRON E' UN IMBECILLE. HO SBAGLIATO AD APPOGGIARLO ALLE ELEZIONI''

lunedì 10 dicembre 2018

PARIGI - L'economista francese Jean-Paul Fitoussi, non fatica a trovare in una intervista a "Il Fatto Quotidiano" pubblicata oggi un aggettivo per definire il presidente Emmanuel Macron: "Imbecille". Poi l'analisi sui gilet gialli si fa piu' profonda: "Parigi non conosce la Francia, e chi abita a Parigi non sapeva che milioni di francesi vivono difficolta' piu' estreme di quelle ipotizzabili. Ci si sveglia stupiti di questa rabbia, ma un politico che non conosce il suo Paese che dirigente e'?".

L'economista e' stato un sostenitore di Macron: "Di piu'. Mi sono esposto, ho firmato un appello a suo favore. Lo ritenevo in gamba, capace di dare alla Francia cio' che chiedeva: un nuovo corso, una nuova classe dirigente".

Invece: "I francesi si sono accorti della verniciatura, neppure fatta bene, di un muro pieno di crepe. Stesso potere dietro il paravento di un giovane uomo". Si e' usata la parola 'golpe' per definire il clima francese. Fa rabbrividire l'idea che la crisi politica possa infragilire quella democrazia cosi antica fino a immaginare come plausibile un esito violento: "E' una analisi superficiale e non attuale. La Francia ha spalle solide e il presidente della Repubblica puo' dormire sonni tranquilli. Se vuole restera' fino al compimento dell'ultimo giorno del suo mandato. Altrimenti si puo' dimettere se intuisce di non avere sufficiente caratura e forza politica". 

A questo punto le dimissioni sono plausibili: "Non sono in grado di dirlo. Auspico invece che cambi in fretta la sua politica. Partiamo dal punto centrale: cosa ha fatto Macron per guadagnare questa protesta cosi dura, cosi estrema, anche violenta? Macron aveva annunciato che il suo programma era costituito da due parti. Apriva alla destra, all'elite, alla borghesia imprenditoriale, garantendo la riduzione delle tasse sul capitale finanziario. E offriva pero' alla sinistra, al popolo, un miglioramento delle condizioni economiche. L'aiuto alla destra c'e' stato subito. I ricchi e i ricconi si sono visti alleggerire le tasse sui capitali, ha lasciato intatte solo quelle sul patrimonio immobiliare. Ai poveri invece ha servito il nulla. Gia' questa, da sola, era una condizione pericolosa".

Troppo lontano dai nuovi poveri: "Troppo chiuso in citta'. Parigi e' stato il suo orizzonte. Ma la Francia e' grande ed e' piu' povera di quel che a Parigi si pensa. Le fabbriche chiudono, la poverta' si allarga, i servizi diminuiscono. L'aumento della benzina e' stata una vera provocazione contro coloro che nelle campagne devono utilizzare l'auto anche per spostamenti che in citta' non sono immaginabili". Quella provocazione, - aggiunge - frutto dell'ignoranza sulle condizioni del territorio, ha scatenato la protesta: "La gente ha pensato: questo qui toglie le tasse ai ricchi e le mette a noi poveri". Ma poi il governo ha fatto marcia indietro: "Tardi, troppo tardi. Tre settimane ha impiegato per capire che il fuoco sarebbe divampato perche' la societa' dei margini, quella nascosta alla vista, nel frattempo e' divenuta il cuore pulsante della Nazione, la colonna vertebrale della Francia".

Tutte le banlieue unite: "Le campagne e le periferie. La classe operaia e quella piccolo borghese. La condizione disastrata di un ceto sociale, quello proletario, ha contaminato altri ceti. E' salita verso le fasce prima meglio protette: gli impiegati. L'immiserimento si e' allargato e ha coinvolto altri soggetti, altre categorie. Questo governo non ha visto, al pari dei precedenti". Questo presidente era il nuovo: "Infatti io credo che chi e' sceso in piazza si sia sentito pienamente tradito. Altrimenti perche' tutta questa rabbia? Macron era la nostra carta per il futuro: abbiamo scommesso sul giovane talentuoso. Immaginavamo che cancellasse la burocrazia politica ingobbita e insaziabile".

E' il piu' classico degli scontri: popolo contro l'elite: "Ma no! Mica in Italia governa il popolo? L'esecutivo si dichiara populista, ma e' un carattere della sua politica. La differenza tra Italia e Francia e' che gli italiani hanno mandato al governo partiti e movimenti nuovi, mentre in Francia hanno creduto di mandarli. Da questa scoperta sono nate le proteste".

In Italia la protesta non e' tracimata nelle piazze. Almeno fino a questo momento: "Perche' i partiti di governo fanno quello che avevano promesso. A politiche di destra, come quelle fiscali, si uniscono leggi piu' di sinistra. La riforma delle pensioni, il reddito di cittadinanza". 

L'opposizione ritiene invece il reddito di cittadinanza una misura puramente assistenziale che non giova alla crescita economica: "La natura umana rifiuta l'idea dell'assistenza. La gente cerca un lavoro non una paga gratis, la somministrazione di una elemosina di Stato. Sa che in Francia, dove i servizi sociali sono piu' forti e capillari, molti che avrebbero diritto rifiutano di ritirare l'assegno?".

In Italia si pensa il contrario. Molti rinunceranno a cercare il lavoro, garantiti dall'assegno: "E si sbaglia di molto. La stragrande maggioranza ritrova la dignita', l'identita' sociale e la liberta' solo col lavoro. Negli anni Trenta ci fu un dibattito sull'opportunita' di erogare l'indennita' di disoccupazione. Si riteneva che anche quella fosse una misura puramente assistenzialistica. I fatti poi ci hanno dimostrato il contrario".

Il giudizio dell'economista sul governo italiano: "Alcune azioni e decisioni, penso a quelle sull'immigrazione e sui diritti civili, non mi sono affatto piaciute. Sono immorali. La manovra finanziaria e' invece perfettamente sostenibile. Tutto questo dibattito mi sembra un fuor d'opera. La crescente poverta' deve spingere i governi a trovare risposte immediate e anche d'emergenza. Se hai fame devi mangiare. Altrimenti guardate cosa succede qui. Guardate a Macron".

Fitoussi ha firmato per lui all'Eliseo: "E ho sbagliato. E come me tanti francesi. Hanno capito in ritardo che non era l'uomo nuovo". E' finita la sua stella: "Bah, cosa posso dire. Magari se capisse in fretta...". Dovrebbe mutare totalmente la sua politica: "La sua presidenza non e' a rischio. All'Eliseo ci rimarra', se vorra'". E se la protesta si allarga: "Penso che tutto rientrera'. Macron fara' come gli altri politici. Resistera' anche a dispetto dei santi", ha concluso Fitoussi. 

Redazione Milano


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