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CONFINDUSTRIA ATTACCA LE SANZIONI UE ALLA RUSSIA: 4 MILIARDI DI EURO DI MANCATO EXPORT DANNI GRAVISSIMI ALLE PMI. BASTA!

martedì 6 novembre 2018

La Confindustria scende in campo contro le sanzioni alla Russia: penalizzano le imprese e l'export italiano. Eppure, nonostante le sanzioni il mercato russo "continua a essere strategico" per le imprese italiane sia sotto il profilo commerciale che produttivo. Nel 2017 - precisa Confindustria -  le esportazioni italiane nel Paese hanno infatti sfiorato gli 8 miliardi di euro, facendo della Russia la tredicesima destinazione per le vendite italiane all'estero, la quinta al di fuori dell'Unione europea.

Tutto ciò lo ha sottolineato oggi il direttore generale di Confindustria, Marcella Panucci, nel corso di un'audizione in Parlamento. "Oggi - ha detto Panucci - Confindustria Russia associa oltre 150 imprese, dalle più grandi alle piccole e medie, fornisce assistenza e consulenza ad alto valore aggiunto. Numeri che danno il senso di quanto siano profonde le relazioni tra le comunità imprenditoriali dei nostri Paesi. Eppure, nonostante l'impegno di Confindustria, negli ultimi anni la nostra collaborazione si è ridotta in maniera significativa".

Già allo scoppiare delle prime tensioni nell'area, nel dicembre 2013, il clima di incertezza "ha bloccato le decisioni di consumo e investimento di famiglie e imprese e, di conseguenza, anche l'import del Paese", ha proseguito il dg di Confindustria.

"Non spettava e non spetta a Confindustria entrare nel merito delle ragioni che hanno portato a queste misure - ha affermato Panucci - tuttavia, la capacità delle nostre imprese di esportare in Russia incide direttamente sulla crescita economica e sull'occupazione in Italia. Perciò, abbiamo espresso il timore che questa escalation pregiudicasse in maniera permanente le relazioni economiche e commerciali. Lo abbiamo fatto a più riprese e sempre di concerto con le altre rappresentanze imprenditoriali Ue, nel rispetto dei ruoli e dell'autonomia decisionale delle istituzioni nazionali e comunitarie". 

Dal 2014 le relazioni commerciali bilaterali hanno subito un "rallentamento significativo" in tutti i settori, non solo in quelli oggetto di misure restrittive. Nel confronto 2013-2016, il periodo più acuto della crisi, l'export italiano è sceso di oltre il 37% per un valore (del mancato fatturato d'export) di 4 miliardi di euro.

"Il principale rischio del prolungarsi delle sanzioni, tanto quelle Ue quanto le contromisure russe - ha aggiunto Panucci - non è soltanto quello misurabile con la riduzione del nostro export, per quanto già grave, ma che la perdita di quote di mercato spiazzi le nostre imprese in maniera permanente. In questo caso i danni sarebbero strutturali. Per quanto questa strategia possa risultare controproducente in primis per la Russia, il cambio di rotta nelle linee guida di politica economica è evidente: l'isolamento diplomatico ed economico durato quasi 5 anni ha causato una chiusura da parte delle autorità russe con passi indietro significativi sul piano del commercio internazionale che stanno vanificando l'adesione della Russia al Wto avvenuta a fine 2011, dopo 18 anni di negoziato".

"La combinazione di protezionismo e sostituzione dell'export - ha detto ancora il direttore generale di Confindustria - è particolarmente insidiosa per le nostre imprese. L'effetto sostituzione di alcuni prodotti è già in corso e dilagano fenomeni di Italian sounding, quando non di vera e propria contraffazione, che aumentano il danno economico complessivo per il nostro sistema industriale".

Il problema, ha evidenziato il dg di Confindustria, è particolarmente grave per le Pmi, perché "la loro conquista di posizioni di mercato in Russia è stata lunga, complessa e dispendiosa. Molte di esse hanno quote rilevanti di fatturato estero nel paese e, una volta escluse, sarà molto difficile venire riammesse in quel mercato. Pur comprendendo la gravità della crisi in atto, l'auspicio che Confindustria ha sempre espresso, in accordo con il sistema delle imprese europee, è che le parti in causa perseguano un'azione diplomatica più incisiva - ha concluso - che porti a un'inversione dell'escalation degli ultimi anni".  Detto in modo meno diplomatico: basta! Fine delle sanzioni!

Redazione Milano


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