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RAGAZZA PAKISTANA (CHE VIVE E HA STUDIATO IN ITALIA) CHIEDE AIUTO DAL PAKISTAN: NO AL MATRIMONIO COMBINATO DA MIO PADRE

martedì 18 settembre 2018

MILANO - L'assessore a Sicurezza, Immigrazione e Polizia Locale di Regione Lombardia, Riccardo De Corato, in una nota commenta la notizia di una ragazza pachistana, che ha inviato una lettera alla sua ex scuola in Brianza, per chiedere aiuto, dal momento che il padre l'avrebbe portata contro la sua volontà nel Paese di origine, per combinarle un matrimonio.

L'assessore osserva l'impossibilità di convivere con persone di cultura così differente da quella italiana e critica la sinistra, che non si spende per contrastare questo genere di fenomeni.

"Ancora una volta, la storia si ripete. A luglio, infatti, una scuola della Brianza ha ricevuto una lettera di richiesta d'aiuto da parte di una sua ex studentessa pachistana. La ragazza, oggi 23enne, sarebbe stata ritirata da scuola dai genitori, tenuta segregata in casa con la sorella per due anni, e portata con l'inganno in Pakistan, dove loro le avevano organizzato un matrimonio con uno sconosciuto. Storia molto simile a quella di Farah, che a maggio era stata costretta dal padre a lasciare l'Italia per ritornare nel paese d'origine e che grazie a compagne di scuola e polizia italiana è stata poi riportata in Italia", spiega De Corato.

"La cultura di questi uomini fa sì che le donne siano viste come oggetti, non come persone. Altro esempio di ciò sono il gravissimo episodio verificatosi sempre a maggio, quando una 25enne residente a Brescia è stata uccisa in Pakistan da padre e fratello solo perché voleva sposare un uomo italiano. Ulteriori episodi, sempre per quanto riguarda la mancanza di rispetto, l'umiliazione e la sottomissione delle donne, sono quelli avvenuti nell'ultimo mese: un23enne marocchino ad agosto ha aggredito i soccorritori e gli agenti della polizia intervenuti perché non voleva che la moglie incinta salisse in ambulanza con un equipaggio di soli uomini; pochi giorni dopo, un pachistano di 40anni che si stava recando alla 'festa del sacrificio' musulmana e che è stato fermato per un controllo dalla Polizia Locale, ha insultato una vigilessa dicendole 'sei una donna e non puoi darmi ordini'; ultimo, qualche giorno fa, un uomo ha rivolto una frase raccapricciante ad un infermiera dell'ospedale di Saronno che stava visitando sua madre: 'Abbassa lo sguardo quando parli con me, sei una donna'".

"Di fronte a questi comportamenti che stonano profondamente con la nostra cultura e la nostra società democratica - osserva l'assessore - è evidente che non è possibile convivere con persone che considerano le donne di loro proprietà e oggetti". "Nonostante ciò Sala e Majorino continuano a mostrarsi accondiscendenti sul tema delle moschee. Dalle femministe del centro sinistra, nemmeno una parola un silenzio tombale, su donne umiliate sequestrate e offese nel nome di una religione", conclude De Corato. 

La notizia della disperata richiesta di aiuto di questa ragazza pakistana è circolata oggi ed è stata divulgata dalle principali agenzie stampa, tra le quali l'Ansa: "Costretta a lasciare la scuola e a tornare in Pakistan con l'inganno perche' il padre non voleva piu' che studiasse ma che sposasse un uomo scelto dalla famiglia. Privata dei documenti, una 23enne pakistana si e' rivolta con una lettera alla sua vecchia scuola, in provincia di Monza, per chiedere aiuto. "Vi prego, aiutatemi, il mio futuro e' in Italia, mi hanno preso tutti i documenti e mi hanno lasciata qui - ha scritto - mio padre mi ha impedito di terminare la quarta superiore, so che una delle professoresse chiedeva che fine avessi fatto, poi mi hanno portata via". 

Ora, si spera che la Farnesina intervenga al più presto per evitare che questa povera sventurata faccia una brutta fine, in Pakistan.

Redazione Milano


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