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ECONOMIA TEDESCA AD ALTO RISCHIO: BRIDGEWATER PUNTA 22 MILIARDI DI DOLLARI CONTRO SIEMENS E ALTRI COLOSSI TEDESCHI E UE

mercoledì 28 marzo 2018

Il Financial Times non fa sconti alla Germania e con un articolo che suona come un rumorosissimo campanello d'allarme svela dati e percentuali sull'economia e la finanza tedesca da spavento.

"Chi ha investito sulle azioni tedesche ha ricevuto una spiacevole sorpresa quest’anno: l’indice di borsa tedesco (Dax) infatti ha perso l’11% da gennaio divenendo il ‘ground zero’ della finanza globale, con gli investitori che devono fare i conti con una crescente ‘guerra’ commerciale".

"Joachim Schallmayer, gestore di fondi per la Deka, una banca di Francoforte, sostiene che “l’attuale dibattito sul protezionismo sta intimidendo gli investitori nei confronti dell’azionariato germanico,” aggiungendo che i tempi in cui i titoli tedeschi rappresentavano un caposaldo della globalizzazione finanziaria sembrano essere ormai un bel ricordo".

E fin qua, sarebbero anche notizie "accettabili" non fosse che l'articolo prosegue così: "I produttori di automobili e l’industria della chimica valgono circa il 30% dell'indice DAX – due settori che subiscono l'andamento ciclico dei mercati vulnerabili al rallentamento della crescita che ha spinto in alto le azioni nel 2017. Al contrario, le banche e le compagnie tecnologiche – due settori che hanno avuto una performance migliore fuori dalla Germania – non pesano molto nel paniere Dax e dunque l'indice risulta ulteriormente rallentato. Un altro investitore di Francoforte ha puntato il dito sulla speculazione: alcuni hedge fund stanno usando le multinazionali tedesche come un ''canarino nella miniera'' degli scambi globali e scommettono contro di esse. Il fondo americano Bridgewater ad esempio, ha puntato 22 miliardi di dollari contro una trentina di grandi aziende europee, incluso il colosso tedesco Siemens".

"Sono stati pochi gli analisti a prevedere - aggiunge il Financial Times - il netto calo del Dax, in parte perché l’economia tedesca è ancora forte e la valutazione del mercato non appare eccessiva. Il Dax, composto da 30 titoli, scambia attualmente con multipli di 12,5 sulla proiezione degli utili, perfettamente in linea col suo trend storico ma di un quarto sotto il mercato statunitense. Tuttavia, il titolo Deutsche Bank ha perso il 10% la settimana scorsa, confermando la sua posizione di peggior titolo del 2018 e anche nell’industria automobilistica molti investitori stanno mettendo in dubbio la sostenibilità del modello di business tedesco".

"Le vendite e i profitti di Volkswagen, Daimler, BMW e Continental fanno affidamento principalmente sui loro motori a combustione interna, che molti vedono come una tecnologia ormai in declino. Gli attuali guadagni sono ancora forti, ma c'è chi si interroga sulla loro solidità futura. Non esiste una singola ragione dietro agli attuali segnali di debolezza del Dax, ma col mercato tedesco che registra ritardi rispetto ad ogni altro principale indice europeo, a eccezione dell’FTSE 100 in Inghilterra, si pone la pressante questione se, all’interno di questo scenario fragile, le prospettive di guadagno su queste aziende influiranno sulle offerte pubbliche iniziali a Francoforte, cioè sul valore dei titoli di queste industrie".

"Albrecht (Karl Hans Albrecht. Secondo Forbes nel 2014 era l'uomo più ricco di Germania e il 23° uomo più ricco del mondo con un patrimonio di 26 miliardi di USD -ndr) è convinto che lo scarso rendimento attuale del Dax non sia altro che un contrattempo: “Tutti gli argomenti utilizzati per spiegare il recente scivolone erano già reali l’anno scorso, ma crediamo che il Dax possa tornare nel territorio dei 14.000 punti quest’anno” ha detto recentemente. Ma, come ha dimostrato un ultimo sondaggio sui livelli di fiducia dei dirigenti aziendali tedeschi che ma mostrato un forte calo della fiducia per il 2018 -ndr)  queste voci ottimiste faticano a farsi sentire man mano che le preoccupazioni commerciali si intensificano".

Redazione Milano


ECONOMIA TEDESCA AD ALTO RISCHIO: BRIDGEWATER PUNTA 22 MILIARDI DI DOLLARI CONTRO SIEMENS E ALTRI COLOSSI TEDESCHI E UE


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