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GLI ELETTORI SONO CHIAMATI A DECIDERE QUALE FUTURO VOGLIONO: ALTRI 5 ANNI DI PIDDIRENZI & GENTILONI O CAMBIARE L'ITALIA?

venerdì 2 marzo 2018

Il Pd ha rinunciato a chiudere la campagna elettorale oggi con un comizio a Roma. La direzione del Pd aveva chiesto alla Questura di Roma la pre autorizzazione per una piazza, ma l'ha disdetta. E' il segno della crisi del partito guidato da Matteo Renzi, che appare sempre più in affanno.

Dopo la Sicilia, nella quale la metà del Pd ha dato vita a una formazione antagonista a Renzi assumendo il battagliero nome di "partigiani Dem" annunciando che non avrebbero fatto campagna elettorale per protesta contro Renzi - e non l'hanno fatta - e dopo l'uscita di buona parte dei dirigenti in Trentino Alto Adige per protesta contro la candidata imposta dalla direzione nazionale su imput dello stesso Renzi, Maria Elena Boschi, a creare una ulteriore crisi è arrivato l'alleato "+Europa", lista capitanata dalla radicale Emma Bonino.

La Bonino ieri ha rese note le sue posizioni su due punti centrali per l'elettorato italiano: la questione tasse e la questione migranti.

Rispetto le tasse, Emma Bonino ha annunciato che dovesse vincere le elezioni - che nel caso specifico significherebbe accedere al Parlamento avendo raggiunto con +Europa il traguardo del 3% nazionale - proporrebbe il ritorno delle tasse sulla prima casa e l'aumento consistente delle tasse sui redditi più alti, senza distinzioni tra lavoro dipendente e lavoro autonomo o reddito d'mpresa. Una tassazione generalizzata, insomma, ai danni di chi guadagna di più, secondo la Bonino, rispetto la media nazionale, che per l'anno 2017 si attesta attorno al 20.000 euro.  In sostanza, sarebbe un inasprimento generale del prelievo fiscale contro il ceto medio.

Per la questione migranti, invece, Emma Bonino ha contestato apertamente quanto fatto dal ministro Pd Minniti, affermando che la sua azione in Libia ha prodotto "una violazione dei diritti umani rivoltante". Le due posizioni appena descritte sono state immediatamente criticate da Renzi,  ma siamo ormai agli "stracci che volano" e al tutti contro tutti, dentro l'alleanza tra il Pd e le liste minori. E questa lista, in particolare, +Europa, ha la possibilità di tirare il colpo del KO al Pd renziano. Se davvero raggungesse il 3% nonostante le posizioni espresse, il Pd crollerebbe sotto il 20% nazionale con tutte le conseguenze che ciò provocherebbe dentro il partito.

Ad un Pd che precipita si contrappone tanto un M5S dato attorno al 28% nazionale - come dire che quasi un elettore su tre lo voterebbe -  e un centrodestra dato vittorioso con percentuali che potrebbero raggiungere il fatidico 40% nazionale, soglia che si tradurebbe in maggioranza in Parlamento.

Questo, il quadro delle previsioni, a cui è bene fare come sempre affidamento per quel che rappresentano come tendenza, meno per il dato specifico.

La sostanza però di quanto gli elettori sono chiamati a scegliere è tutta un'altra e non si può spiegare con le percentuali elettoriali.

Gli elettori avranno la possibilità di decidere - infatti -  tra due "modelli" dell'Italia che verrà nei prossimi anni e l'uno nega l'altro. Per una volta, non ci saranno zone grige.

Il primo "modello" è quello del Pd: l'Italia assoggettata alle draconiane decisioni dell'Unione europea, decisioni composte di tagli alla spesa pubblica, cioè alle pensioni, alla sanità , alla scuola, ai servizi pubblici in generale, con un aumento della pressione fiscale equivalente. Il tutto, per abbattere il "debito" e "rispettare i parametri" Ue. A ciò, va aggiunta la dura politica della Bce sul settore bancario italiano, simile a quella applicata dalla Troika in Grecia. Il "modello" Pd si completa con la continuazione della politica buonista nei contronti dell'immigrazione africana considerata dal Pd una questione "non risolvibile" e che quindi potrà solo continuare per tutti i 5 anni della prossima legislatura, con numeri che a quel punto saranno di milioni di africani in Italia fatti arrivare dalla Libia e più in generale dalle coste del Nord Africa.

L'altro "modello" è quello sintetizzato da Matteo Salvini quando ha dichiarato: ""Azzeramento della legge Fornero. E' nel programma. Flat tax. L'obiettivo e' di arrivare al 15% per tutti entro cinque anni. Io vorrei partire subito con il 15%. Se si danno piu' voti alla Lega si parte da quello. Nel centrodestra siamo d'accordo sul 95% delle cose, comunque l'emergenza Italia sono il lavoro, le tasse e l'immigrazione. Su questi punti siamo d'accordo tutti al 100%". Nella sostanza il centrodestra propone un "modello" basato su uno shock fiscale positivo ed enorme, con il taglio orizzontale delle tasse a tutti per renderle uguali per tutti con una percentuale fissa (Salvini propone il 15%, Berlusconi il 23% per iniziare)  a cui aggiungere fortissimi stimoli per le nuove assunzioni a tempo indeterminato e per ciò che riguarda il disastro immigrazione l'uso della legge e dell'ordine per dare asilo a chi lo merita e cominciare da subito ad espellere gli oltre 600.000 africani che non hanno questo diritto.

Per potere realizzare il "modello" proposto agli elettori dal centrodestra, è evidente che serva un periodo di transizione rispetto le pretese della Ue e va messo in conto. Certamente ci saranno frizioni con la Commissione Ue, ma non sarebbe e non è l'unica volta che ciò è accaduto anche recentemente in Europa. Il Portogallo, ad esempio, ha letterelmente rigettato le "direttive Ue" sulla politica economica, pensionistica, salariale, che Bruxelles avrebbe voluto imporre ed il risultato è sotto gli occhi di tutti: crescita, sviluppo, ritorno al benessere sociale, conti ora in ordine.

Il modo in cui lo ha fatto è stato semplice. Dopo le elezioni vinte dai partiti non sottomessi a Bruxelles, il nuovo governo ha detto alla Ue:  noi abbiamo questo programma di rilancio del Paese che si basa su aumenti salariali, pensionistici, investimenti pubblici. Se volete impedircelo, usciamo dalla Ue e dall'euro e lo facciamo lo stesso. 

A Bruxelles hanno dovuto scegliere se accettarlo o far crollare l'eurozona e la Ue. Hanno fatto la scelta migliore. E il Portogallo è risorto.

Max Parisi

Nota.

Qualche attento lettore avrà notato che il programma e lo stesso M5S non sono stati nè nominati nè citati. La ragione è semplicissima: non hanno alcuna possibilità di governare l'Italia, tolta l'assurdità megalomane di credere di prendere il 50% +1 dei voti degi italiani. Non ho alcuna intenzione di perdere tempo dietro i deliri di onnipotenza di chi crede di prendere una percentuale più alta di quella di Rai 1 per Sanremo.

A tutto c'è un limite. Anche al delirio.


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