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PRESIDENTE TRUMP ANNUNCIA FORTI DAZI SU ACCIAIO E ALLUMINIO PER DIFENDERE IL LAVORO AMERICANO, CONTRO LA GLOBALIZZAZIONE

venerdì 2 marzo 2018

WASHINGTON - La decisione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, di imporre pesanti tariffe alle importazioni di acciaio e alluminio a tutela dei produttori nazionali e' stata accolta con particolare inquietudine nella regione asiatica: sia per le implicazioni sul piano prettamente economico, dato il grave eccesso di offerta in quell'area che così non troverebbe mercati dove rovesciare l'iper produzione, sia per quelle politiche e geostrategiche, alla luce delle crescenti tensioni commerciali tra Washington e Pechino, ma anche tra gli Usa e uno dei loro principali alleati, la Corea del Sud.

La novita' dell'ennesima misura protezionistica adottata dall'amministrazione Trump, nel contesto della sua politica basata sul "primato americano", e' infatti la ragione ufficiale adottata da Washington. Per la prima volta da oltre 30 anni, sottolineano sulla stampa Usa esperti come Chad Brown, del Peterson Institute for International Economics, la presidenza Usa ha citato esigenza di sicurezza nazionale a giustificazione di misure commerciali protezionistiche.

Tale ragione costituisce, da sola, una sfida senza precedenti alla globalizzazione basata sul libero scambio, dal momento che esprime una ratio del tutto inedita nel contesto dell'ordine economico post-Guerra fredda basato sull'Organizzazione mondiale del commercio. L'amministrazione del presidente Usa, Donald Trump, ha messo in chiaro di essere pronta a sfidare queste norme più o meno consolidate, e lo ha fatto in particolare durante il lungo viaggio di Trump nella regione asiatica, lo scorso novembre, quando Trump ha rigettato in linea di principio l'adesione degli Usa al multilateralismo economico, votandosi alla negoziazione di accordi bilaterali basati sulla reciprocita', ma nel rispetto dell'interesse nazionale dell'economia americana.

Quasi tutte le principali piazze regionali hanno chiuso la giornata di contrattazioni odierna in ribasso. A Tokyo l'indice Nikkei ha chiuso in ribasso del 2,5 per cento, mentre l'indice sudcoreano Kospi ha ceduto l'un per cento, cosi' come l'Hang Seng di Hong Kong. Ha segnato una brusca frenata anche il Sensex indiano, nonostante l'India esporti appena il 2 per cento del suo acciaio negli Usa. Hanno chiuso in deciso ribasso i titoli di produttori di acciaio come la cinese Baoshan Iron & Steel, la sudcoreana Posco e le giapponesi Nippon Steeel e Sumitomo Metal. Uno dei principali problemi del mercato dell'acciaio e' l'eccesso di produzione cinese.

Ufficialmente, i dazi approvati dalla Casa Bianca non hanno alcun destinatario particolare. Il bersaglio, pero', pare essere la Cina, titolare di un enorme surplus commerciale nei confronti degli Usa. Sul piano prettamente economico, i nuovi dazi ad acciaio e alluminio - rispettivamente del 25 e del 10 per cento - colpiscono in maniera assai piu' significativa altri paesi, inclusi stretti alleati degli Usa come la Corea del Sud seppure marginalmente.

L'annuncio dei dazi costituisce pero' soprattutto un inequivocabile messaggio politico, come ha dichiarato oggi al quotidiano "Straits Times" Mei Xinyu, ricercatore del ministero del Commercio cinese. Secondo l'esperto, la tempistica dell'annuncio fa pensare a un tentativo di pressione politica della Casa Bianca su Pechino. Mei sottolinea che stando a un rapporto sulle relazioni commerciali Cina-Usa pubblicato dal ministero del Commercio cinese lo scorso maggio, il valore complessivo delle esportazioni di acciaio cinese negli Usa e' calato del 40,1 per cento a 2,25 miliardi di dollari, e la quota cinese del mercato Usa dell'acciaio e' ormai "relativamente piccola". 

Il dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha annunciato la scorsa settimana l'avvio della quarta indagine anti-dumping a carico della Cina dall'inizio del 2018. Questa volta l'indagine, scattata in risposta alla petizione di Alliance Rubber Company, riguarda le importazioni di elastici in gomma da Cina, Thailandia e Sri Lanka. La Commissione sul commercio internazionale degli Stati Uniti dovrebbe giungere a formulare i primi pareri preliminari prima di marzo 2018. I regolamenti e la normativa attualmente in vigore negli Usa prevedono la prosecuzione delle indagini oltre quella data, nel caso la verifica preliminare riscontri nelle importazioni di gomma la fattispecie di danni indebiti all'industria Usa.

Il dipartimento del Commercio Usa, invece, dovrebbe formulare i propri pareri iniziali in merito all'eventuale imposizione di tariffe nel mese di aprile, e fornire una prima risposta in merito agli eventuali estremi di un caso di dumping entro il mese di luglio. Stando alle statistiche pubblicate dal dipartimento del Commercio Usa, le importazioni di elastici in gomma dalla Cina ammontano a 4,5 milioni di dollari, piu' di quelle da Thailandia e Sri Lanka. 

E la Ue, in questo quadro, che fa?

Il portavoce della Commissione europea ha annunciato che sono "pronte" le contromisure alle tariffe sull'acciaio annunciate dal presidente americano, Donald Trump, ieri. La discussione sulla possibilita' di adottare le contromisure avverra' nel collegio dei commissari mercoledi'. "Siamo pronti a rispondere in modo fermo, rapido e proporzionato", ha detto il portavoce Alexander Winterstein. "La Commissione ha contromisure pronte per ri-bilanciare la situazione", ha spiegato. Inoltre, l'esecutivo comuniatrio "monitorera' il mercato (dell'acciaio) da vicino" e in caso di aumento delle esportazioni Usa e' pronto a prendere altre misure "per preservare la stabilita' del mercato europeo". Infine, la Commissione ha annunciato che intende lavorare con gli altri partner internazionali per portare gli Stati Uniti davanti all'Organizzazione Mondiale del Commercio. "Proteggeremo l'industria europea secondo le regole e in modo efficace", ha detto il portavoce della Commissione.

Redazione Milano


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