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LA UE SCHIANTA AL VERTICE DEI 27 A BRUXELLES DIVISI SU TUTTO: NO AI RICOLLOCAMENTI AFRICANI NO AD AUMENTI DEI VERSAMENTI

domenica 25 febbraio 2018

BRUXELLES - E' partito e si  è schiantato alla prima curva,  il confronto tra i 27 Paesi Ue sul futuro bilancio pluriennale dell'Unione per il post-Brexit. I leader dei Paesi Ue hanno dato venerdì scorso il calcio d'avvio a una partita che si annuncia piu' complessa di quanto sia avvenuto nelle gia' molto tormentate precedenti edizioni e che per l'Italia vale oltre 40 miliardi di fondi strutturali. Ma che questa volta mette in gioco la stssa esistenza della Ue com'è oggi. Criticata e disprezzata da molti, anche tra gli stati che la compongono, oltre che dalle popolazioni.

Al vertice, subito sono emersi distinguo e divisioni su tutti i fronti, a partire dalla disponibilita' - anzi, parliamo chiaro: l'indisponibilità -  di aprire il portafoglio, dalle priorita' e dalle condizioni a cui legare l'erogazione dei fondi Ue.

Per il presidente della Commissione Ue Juncker, sono pero' emerse "meno posizioni conflittuali" di quanto prevedibile, ma la sua è chiaramente una difesa d'ufficio. La proposta piu' controversa l'ha messa  subito sul tavolo la cancelliera tedesca Angela Merkel, chiedendo di legare l'erogazione dei fondi Ue alla volonta' e alla capacita' di accoglienza dei migranti, nello specifico i 600.000 africani che albergano in Italia e i 200.000 mediorientali tutti islamici sparpagliati in Grecia.

L'idea della Merkel che e' stata subito bocciata dai Paesi del gruppo di Visegrad - Polonia, Ungheria, Re,Ceca e Slocacchia - cioe' quelli che di fatto si sono rifiutati di prendere la loro quota di richiedenti asilo da Italia e Grecia.

Chi invece si e' apertamente schierato in favore della proposta Merkel e' stato il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, secondo il quale "le regole vanno rispettate sempre", non solo quando sono a proprio vantaggio ed evidente il perchè: liberare l'Italia dalle orde sbarcate dalla Libia anche attraverso lo spostamento in Europa almeno di una parte di questi invasori africani. "Noi aspettiamo che i Paesi dell'Est rispettino il principio della solidarietà" - ha detto Tajani, ma non è servito. La proposta Merkel è stata respinta.

Altro nodo cruciale che ha provocato il fallimento della riunione di Bruxelles e' quello delle risorse.

"La Brexit causera' un buco da 10-15 miliardi l'anno e dal 2021 in poi (come abbiamo anticipato noi sul giornale ndr) per fare fronte alle nuove sfide - migrazioni, difesa, sicurezza - senza intaccare le politiche di coesione e i fondi destinati all'agricoltura sara' indispensabile accrescere i contributi nazionali e/o trovare nuove risorse comuni che potrebbero venire, ad esempio, dalla web tax" ha detto Juncker . "Molti, 14 o 15 Paesi, oggi si sono detti disposti ad aumentare i loro contributi", ha detto ancora Juncker, esprimendo un cauto ottimismo.

Ma Juncker evidentemente s'è scordato che l'accordo sulle prospettive finanziarie Ue debba essere trovato all'unanimita' e che un'agguerrita pattuglia di falchi nordici formata da Olanda, Svezia, Danimarca e Austria non ne voglia sentir parlare, di aumentare il contributo delle nazioni alla Ue per tenere in piedi un'Unione come questa. E se le risorse del bilancio non aumenteranno, per affrontare le nuove sfide scatteranno tagli che metteranno a rischio anche i 40 miliardi di cui ora beneficia l'Italia.

Il vero confronto tra Paesi scattera' comunque solo dopo che la Commissione Ue presentera' a maggio le sue proposte. Con l'obiettivo di chiudere possibilmente, ma non realisticamente, le trattative prima delle elezioni europee che si svolgeranno a maggio del 2019.

Il vertice di Bruxelles si è concluso con un nulla di fatto sul piano operativo, ma con la certezza che la voragine nei conti della Ue non verrà ripianata e quindi l'unica via che rimane è quella dei tagli secchi ai contributi Ue all'agricoltura e ai progetti per l'occupazione. Praticamente, tagliando questi fondi, con i contributi pagati dagli stati, tra cui l'Italia che versa somme gigantesche alla Ue ogni anno, ben 14 miliardi di euro (!!!) si finisce col mantenere in piedi solo la mostruosa macchina manigiasoldi della burocrazia Ue, formata da decine di migliaia di burocrati strapagati e spese folli d'ogni genere, tra le quali a titolo d'esempio la doppia sede Bruxelles-Strasburgo con la doppia burocrazia nullafacente ma molto manigiante.

Questa, è la realtà attuale della Ue.

Redazione Milano


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