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TRIONFO NAZIONALISTA ALLE ELEZIONI AMMINISTRATIVE IN CORSICA: 56,5% ALLA COALIZIONE NAZIONALISTA. GOVERNERA' DA SOLA

lunedì 11 dicembre 2017

AJACCIO - I nazionalisti in Corsica hanno stravinto le elezioni amministrative e, con in mano le chiavi della nuova "collettività territoriale unica" chiedono ora al governo di "fare bene i conti" e avviare negoziati sui dossier che più stanno loro a cuore.

I grandi vincitori del voto, che al secondo turno ieri ha assegnato il 56,5% dei suffragi ai nazionalisti, sono Gilles Simeoni e Jean-Guy Talamoni, leader della coalizione autonomista "Pe' a Corsica" (Per la Corsica).

La vittoria dei nazionalisti ha fatto scattare manifestazioni di gioia nelle grandi città corse: ancora prima della proclamazione ufficiale dei risultati, i sostenitori di Pè a Corsica hanno portato in trionfo sulle loro spalle Gilles Simeoni e Jean-Guy Talamoni, che erano arrivati a Bastia per assistero allo spoglio. La lista Pè a Corsica avrà un'ampia maggioranza dei 63 seggi della nuova assemblea territoriale, che rimpiazzerà dal primo gennaio i due consigli di dipartimento e l'attuale collettività territoriale. I nazionalisti occuperanno anche gli 11 seggi del consiglio esecutivo, che è "il governo" dell'isola.

Le altre tre liste che concorrevano al secondo turno sono arrivate di gran lunga dietro Pè Corsica: la destra regionalista di Jean-Martin Mondoloni ha ottenuto il 18,29% dei voti, il partito di Macron, La République en Marche guidata da Jean-Charles Orsucci ha raccolto  solo il 12,67% e la lista sostenuta dai repubblicani con la regia di Valérie Bozzi il 12,57%. Non hanno partecipato né il partito Socialista né il Prg (Partito radicale di Sinistra). I nazionalisti inanellano successi elettorali dall'elezione di Simeoni a sindaco di Bastia nel 2014, l'anno in cui il Fronte nazionale di liberazione corso (FLNC) ha deposto le armi, mettendo fine a decenni di violenze. 

"Parigi oggi deve fare bene i conti con quello che accade in Corsica," ha commentato il capolista Simeoni dopo il voto, caratterizzato anche da un medio tasso di astensionismo (47,5%). Il premier francese Edouard Philippe gli ha risposto qualche ora più tardi, dopo essersi ripreso dalla batosta del suo partito, arrivato penultimo, consegnandogli al telefono le "congratulazioni repubblicane" e dicendosi pronto a riceverlo a Parigi "subito dopo l'insediamento della nuova collettività", come ha fatto trapelare l'entourage del capo dell'esecutivo.

Redazione Milano

Il ministro dell'Interno di Macron, Gérard Collomb, ha voluto a sua volta assicurare "ai nuovi eletti la disponibilità del governo affinché, in uno spirito di ascolto, dialogo e mutuo rispetto, si accompagni la creazione della nuova collettività e si risponda ai numerosi bisogni espressi dai corsi in occasione del voto". La lo scambio tra il capo del governo e l'uomo forte dell'isola si è spinto oltre, ha poi precisato Simeoni alla stampa: "gli ho detto che, al di là delle gentilezza protocollare, ci aspettiamo e speriamo in un vero dialogo con lo Stato e che mai ci sono state condizioni così favorevoli per arrivare a una soluzione politica della questione corsa in modo pacifico e durevole". 

Jean-Guy Talamoni, presidente indipendentista dell'assemblea corsa che nel 2016 aveva suscitato clamore definendo la Francia "un Paese amico" ha a sua volta chiesto a Parigi di "aprire molto rapidamente negoziati" e ha minacciato di organizzare "manifestazioni popolari" e di fare "il giro delle capitali europee" in caso di "negazione della democrazia". Se la questione indipendenza non figura, almeno per ora, al centro delle aspettative dei nazionalisti ci sono quattro rivendicazioni chiave: autonomia rafforzata, amnistia per i "prigionieri politici", status di co-ufficalità per la lingua corsa e riconoscimento di uno "statuto di residente" che permetta di contrastare le speculazioni immobiliari e relativi costi stellari per l'acquisto di case.

Redazione Milano

 


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