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WALL STREET JOURNAL: ''LA UE NON HA IMPARATO NULLA DALLA BREXIT: AVANTI COSI' E ALTRI STATI LASCERANNO L'UNIONE''

giovedì 14 settembre 2017

NEW YORK - Il Wall Street Journal, principale quotidiano economico mondiale, dedica un duro editoriale pubblicato oggi in prima pagina al discorso sullo stato dell'Unione europea del presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker.

"Nel corso del suo intervento, ieri, Juncker ha illustrato le linee guida del piano di auto-riforma dell'Unione europea dopo l'uscita del Regno Unito - scrive il quotidiano economico statunitense - ma c'e' da chiedersi se l'obiettivo di Bruxelles sia quello di spingere anche gli altri paesi ad andarsene".

"Anziche' concentrarsi sugli aspetti dell'Unione che hanno davvero veicolato prosperita' nel Vecchio continente - accusa il Wall Street Journal - Juncker ha promesso di riformare l'Ue secondo modalita' che non faranno rimpiangere a Londra la decisione di andare per la sua strada. Alcuni passaggi dell'intervento tenuto dall'ex premier lussemburghese - ammette l'editoriale - potrebbero suscitare l'invidia di Londra: ad esempio la decisione di rispolverare i moribondi negoziati commerciali con Australia e Nuova Zelanda, che assieme a quelli con Messico e America Latina costituiscono una strategia intelligente per tentare di arginare gli impulsi protezionistici provenienti da Washington". 

"Ma sono facezie complessivamente irrilevanti. Gran parte delle priorita' delineate da Juncker lasciano perplessi. il presidente della Commissione europea si e' piegato alle pressioni di Francia e Germania di concedere piu' potere a Bruxelles per bloccare gli investimenti stranieri nell'Ue, specie da parte delle compagnie cinesi. Se Londra evitera' misure analoghe, quella delineata da Juncker si trasformera' a tutti gli effetti in una clausola pro investimenti nel Regno Unito".

"Juncker vuole anche reinterpretare i trattati europei per consentire all'Unione maggiori poteri decisionali in materia di tassazione e affari esteri, da assumere tramite voti a maggioranza qualificata, e non tramite l'accordo unanime dei paesi membri".

Secondo il Wall Street Journal: "cio' darebbe a Francia, Germania e Italia briglia sciolta per imporre il loro modello ad alta tassazione a paesi piu' piccoli come Irlanda, Paesi bassi e il Lussemburgo di Juncker. Sarà un vero e proprio boomerang".

"La competizione fiscale da parte dei paesi europei piu' piccoli - sottolinea il quotidiano statunitense - e' uno dei principali motori di riforma fiscale per le grandi economie: un motore che rischia di sparire se la visione presentata da Juncker si trasformera' in realta'. Le mosse auspicate dal politico lussemburghese libererebbero Parigi e Berlino dalla necessita' di competere tramite le aliquote fiscali o una limitazione della spesa".

"Quanto invece  all'idea di introdurre il voto a maggioranza qualificata - secondo l'editoriale - preannuncia discussioni tossiche su questioni di politica estera come la risposta alle crisi mediorientali o la gestione delle relazioni con la Russia. L'intervento di Juncker - conclude il Wall Street Journal - e' stato una opportunita' sprecata di riorientare l'Ue verso l'obiettivo della competitivita' economica, restituendo agli Stati membri margini decisionali in materia di spesa e immigrazione".

"Se questa sarà la Ue, è molto probabile che una serie di stati seguano la Gram Bretagna verso l'abbandono dell'Unione".

Redazione Milano


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