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LA GRANDE STAMPA, FABBRICA DI FALSE NOTIZIE: ''RICOSTRUZIONI'' SU TRUMP INVENTATE DI SANA PIANTA DAL WASHINGTON POST

giovedì 2 febbraio 2017

La grande stampa Usa -  che per il 90% è schierata coi "democratici"  - da' oggi ampio risalto a presunte "indiscrezioni" riguardanti le recenti conversazioni telefoniche del presidente Usa Donald Trup con il suo omologo messicano, Enrique Pena Nieto, e con il premier australiano Malcom Turnbull.

Da notare che i colloqui telefonici del presidente degli Stati Uniti - da sempre - sono super protetti e nessuno al mondo può violarli, quindi le cosiddette indiscrezioni su cui si basano le ricostruzioni dei grandi giornali americani non possono che essere parti della fantasia di chi le ha scritte.

Ad ogni modo, "in entrambi i casi, Trump avrebbe adottato toni ai limiti dell'intimidazione, tanto che la telefonata con Turnbull, primo ministro di uno degli storici alleati degli Stati Uniti, si sarebbe bruscamente conclusa dopo appena 25 minuti", stando al quotidiano Washington Post.

"La chiamata a Turnbull, risalente al 28 gennaio scorso, si sarebbe dovuta protrarre, secondo il programma, per almeno un'ora. Trump avrebbe pero' attaccato a testa bassa il suo interlocutore per un accordo recentemente sottoscritto da Canberra con la precedente amministrazione Obama, che impegna gli Usa ad accogliere 1.250 rifugiati attualmente confinati in centri di detenzione australiani- scrive il quotidiano -. E' il peggiore accordo di sempre, avrebbe detto Trump al telefono, affermando che accogliere i rifugiati significherebbe farmi uccidere politicamente".

Ma a questa telefonata non ha assistito nessun giornalista, ovviamente. 

Stando alle ricostruzioni del quotidiano Usa, che cita non meglio precisate "fonti dell'amministrazione presidenziale", Trump avrebbe accusato Turnbull di voler esportare negli Usa "i prossimi attentatori di Boston". Ad un certo punto, sempre secondo il Washington Post, prima di interrompere la chiamata, Trump avrebbe avvertito il premier australiano di aver gia' discusso al telefono con altri capi di Stato quello stesso giorno - incluso il presidente Russo Vladimir Putin - e che quella in corso era "di gran lunga la chiamata peggiore".

Tutto ciò è una colossale bufala diffamatoria. Le "indiscrezioni" fornite da Washington Post sono categoricamente smentite dal resoconto ufficiale della chiamata fornito dalla Casa Bianca, secondo cui i due leader hanno invece "enfatizzato le forza e la vicinanza delle relazioni bilaterali, fondamentali per la pace, la stabilita' e la prosperita' della regione dell'Asia-Pacifico e globali".

Va ricordato che a differenza dell'Italia e di buona parte d'Europa, se viene dimostrato che il Presidente degli Stati Uniti mente, questo è motivo immediato di richiesta di dimissioni, come infatti accadde con Nixon e per poco non avvenne con Bill Clinton e lo scandalo sessuale che lo coinvolse. Quindi, è surreale credere che Donald Trump - soprattutto in virtù della sua franchezza e schiettezza - si sia prestato alla menzogna sul resoconto ufficiale dei colloqui telefonici con i premier di Australia e Messico. Se davvero avesse detto quanto scrive il Washington Post, il primo a renderlo pubblico sarebbe stato proprio lui.

Anche per la telefonata con il premier messicano, c'è chi ha "ricostruito" una bufala di circostanza: "II confronto telefonico con il presidente messicano Enrique Pena Nieto e' stato, se possibile, ancor piu' acceso - stando questa volta alle "indiscrezioni raccolte dall'Associated Press".

Indiscrezioni false che sono state immediatamente smentite - pensate - addirittura dal governo messicano che ha tenuto a dire che sono "assolutamente false".

Secondo la "ricostruzione" della Associated Press (agenzia da sempre di orientamento "democratico") "pare che discutendo del piano per il muro al confine tra Usa e Messico, che ha fatto precipitare le relazioni bilaterali, Trump abbia addirittura minacciato Neto di inviare le Forze armate Usa in territorio messicano. Ci sono un sacco di 'bad hombre' (individui poco raccomandabili) dalle vostre parti. Non state facendo abbastanza per fermarli. Penso che i vostri soldati abbiano paura. I nostri no, potrei inviarli laggiu' ad occuparsi della questione, avrebbe affermato il presidente Usa". Falso, smentito dal governo messicano, che avrebbe invece tutto l'interesse a confermarle, fossero vere. E da notare che nel testo di Associated Press queste "dichiarazioni" sono virgolettate!

La Casa Bianca, almeno per il momento, non ha commentato ufficialmente queste "indiscrezioni" riguardanti il Messico. Il governo messicano, invece, le ha definite "ricostruzioni non accurate" precisando che i governi di Messico e Stati Uniti sono intenzionati ogni tensione.

Tanto è vero, che il governo del Messico ha preso proprio questa occasione per rendere pubblico un documento governativo con il quale i due paesi si preparano ad avviare la rinegoziazione del North American Free Trade Agreement (Nafta), come promesso dal presidente Usa nel corso della campagna elettorale. Un comunicato pubblicato sul sito web dei ministri di Esteri ed Economia messicani riferisce che il governo ha avviato una consultazione di 90 giorni con il settore privato "in concomitanza con le procedure interne del governo degli Stati Uniti". 

E allora, di fronte a delle palesi notizie false, propalate da importanti mezzi di informazione globali quali sono il Washington Post e la Associated Press, appare grottesco l'allarme sulle "fake news" che "inquinerebbero il web" e contro le quali la Ue intende usare strumenti repressivi e che negli Stati Uniti hanno fatto dichiarare ai vertici del Partito democratico che l'elezione di Donald Trump è stata "viziata" da una campagna di "false notizie" sulla Clinton, addirittura messe in rete... dalla Russia di Putin. 

Le false notizie sono divulgate dalla grande stampa globale. 

Redazione Milano

 


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