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UNICREDIT AVVISA I MERCATI: UNO O PIU' STATI POSSONO ABBANDONARE L'EURO, RISCHIO CONCRETO DI DISGREGAZIONE DELL'EUROZONA

lunedì 30 gennaio 2017

La Brexit riaccende il rischio della "disgregazione" dell'area euro. La possibilità che l'area della moneta unica perda pezzi, con l'uscita della Gran Bretagna dall'Ue all'orizzonte, torna ad essere scritta a chiare lettere nei prospetti destinati agli investitori: "La possibile uscita del Regno Unito dall'Unione Europea - riporta il documento di registrazione, pubblicato in vista dell'aumento di capitale di Unicredit depositato oggi dalla banca italiana - la potenziale uscita della Scozia, del Galles o dell'Irlanda del Nord dal Regno Unito, la possibilità che altri Paesi dell'Ue possano indire referendum analoghi a quello tenutosi nel Regno Unito e/o mettere in discussione la loro adesione all'Unione Europea e la possibilità che uno o più Paesi che hanno adottato l'euro come moneta nazionale decidano, sul lungo periodo, di adottare una moneta alternativa o periodi prolungati di incertezza collegati a tali eventualità, potrebbero comportare significativi impatti negativi sui mercati internazionali".

Tra questi, avverte ancora la banca, "ulteriori ribassi degli indici di Borsa, una diminuzione del valore della sterlina, un incremento degli scambi tra sterlina ed euro e/o conseguenze negative sull'attività, sui risultati operativi e sulla situazione economica, patrimoniale e/o finanziaria dell'emittente e/o del gruppo".  

"In aggiunta a quanto sopra - continua Unicredit - e in considerazione del fatto che alla data del documento di registrazione non esiste alcuna procedura legale o prassi volta ad agevolare l'uscita di uno Stato membro dell'euro, le conseguenze derivanti da tali decisioni sono acuite dall'incertezza in merito alle modalità con cui un eventuale Stato membro uscente possa gestire le proprie attività e passività correnti denominate in euro e il tasso di cambio tra la valuta di nuova adozione rispetto all'euro". 

"Una disgregazione dell'area euro - sottolinea Unicredit - potrebbe essere accompagnata dal deterioramento del contesto economico e finanziario nell'Unione Europea e potrebbe avere un effetto negativo rilevante sull'intero settore finanziario, creando nuove difficoltà nella concessione di prestiti sovrani e alle imprese e comportando notevoli alterazioni delle attività finanziarie sia a livello di mercato sia a livello retail. Tale circostanza potrebbe avere un impatto negativo significativo sui risultati operativi e sulla situazione economica, patrimoniale e finanziaria dell'emittente e/o del gruppo".  

Non è la prima volta che nei prospetti di Unicredit, che è una banca con rilevanti attività all'estero, si trovano avvisi sul rischio di una disgregazione dell'Eurozona: era già successo in occasione di un altro aumento di capitale, alla fine del 2011, l'anno che vide la fine del governo Berlusconi sotto i colpi dello spread. Ed infatti, nel 2011 le previsioni di Unicredit sebbene non centrarono l'uscita dell'Italia dall'euro, certamente precedettero una tempesta finanziaria in Italia e in tutta l'Eurozona che da allora è addirittura peggiorata.

A sei anni di distanza dal 2011, quando sembrava che l'euro fosse realmente a rischio con l'impazzare della crisi del debito sovrano, le avvertenze confermano che l'euro resta una moneta dal futuro molto incerto per gli investitori: non è mai accaduto, ad esempio, che un prospetto d'analisi di una grande banca sistemica presente in più nazioni, qual è Unicredit, abbia riportato avvertimenti del medesimo tenore riferiti al dollaro Usa.  

Se alle avvertenze agli investitori contenute nel prospetto di Unicredit si aggiungono le dichiarazioni di Ted Malloch, un professore dell'Università di Reading, noto euroscettico e indicato come possibile futuro ambasciatore degli Usa presso l'Ue, che ha dichiarato alla Bbc che quello che farebbe nel 2017 è "shortare l'euro" (cioè venderlo allo scoperto, una tecnica finanziaria che consente di trarre profitti dai cali di prezzo), il quadro si chiarisce. L'euro è in profondissima crisi e potrebbe crollare già in questo 2017.

E uno che di valute se ne intende come George Soros, lo speculatore americano di origini ungheresi presidente del Soros Fund Management, ha scritto a inizio anno che "con la crescita economica che langue e la crisi dei rifugiati fuori controllo, l'Ue è sull'orlo del collasso ed è destinata a vivere un'esperienza simile a quella dell'Unione Sovietica nei primi anni Novanta". 

Quell'esperienza, per usare le parole di Soros finì con il collasso dell'Urss e del comunismo nel mondo. Questa volta, con la fine dell'euro e della Ue.

Redazione Milano


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