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LES ECHOS: ''IN ITALIA PUO' VINCERE IL FRONTE DEL RIFIUTO, E NON SOLO A RENZI, PRIMA ANCORA ALLA UE E ALL'EURO'' (ESATTO)

martedì 22 novembre 2016

PARIGI - Il referendum italiano del 4 dicembre segnera' un punto cruciale per l'Europa. Lo afferma un articolo in prima pagina questa mattina sul quotidiano economico francese Les Echos, secondo il quale "la Penisola italiana e' lo specchio dei suoi guai economici, politici e sociali".

Secondo Les Echos - l'equivalente francese dell'italiano Sole 24 Ore - "dopo la Brexit e le elezioni negli Stati Uniti e di fronte a un anno ricco di appuntamenti elettorali con le elezioni nei Paesi Bassi, in Francia e Germania oltre al nuovo voto per l'elezione del presidente dell'Austria, un risultato negativo, ovvero la vittoria del NO, rischia di segnare una nuova fase del crescente 'fronte del rifiuto', che evidenzierebbe l'insuccesso delle attuali politiche della Ue a sostegno della crescita".

"Il referendum costituzionale e' diventato per il governo di Matteo Renzi una sorta di banco di prova della sua azione politica - osserva Les Echos - mentre l'obiettivo del primo ministro sarebbe quello di velocizzare le riforme messe in cantiere dal suo governo. Con un debito pubblico di ben 2.300 miliardi di euro, l'Italia, terza economia della zona euro, stenta a rilanciare la crescita, complici anche le sofferenze bancarie accumulate dal suo sistema bancario".

"Questa massa di crediti problematici rende fragile il sistema bancario italiano, da Monte Paschi di Siena Unicredit, e pesa sulla capacita' di investimento del Paese e sul suo ritmo di crescita, tra i piu' fragili d'Europa" scrive ancora il quotidiano francese.

"La mancanza di investimenti e la fragilita' del sistema bancario creano le condiziono di una spirale deflazionista che la Banca centrale europea cerca di contrastare con una politica troppo aggressiva, che rischia di mantenere dei tassi troppo bassi per il resto dell'Europa e soprattutto di mettere in gioco l'efficacia della sua azione".

Anche oltre Oceano c'è allarme per la possibile vittoria del NO al referendum costituzionale italiano, che tecnicamente nulla ha a che fare col quadro economico in quanto non lo riguarda neppur lontanamente, ma il riflesso politico, invece, potrebbe essere decisivo per l'uscita di scena di Matteo Renzi.

"Dopo l'elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti, gli investitori internazionali puntano gli occhi sull'Italia dove Renzi ha voluto caratterizzare il voto referendario con connotati che alla fine - scrive in un report la banca d'affari Goldman Sachs -  saranno una bocciatura del primo ministro, nel caso il NO vincesse".

"L'aumento del premio di rischio sui titoli di Stato italiani sta allarmando. Il differenziale di rendimento dei titoli italiani a 10 anni rispetto a quelli tedeschi e' salito a 180 punti base, il che vuol dire che l'Italia paga un tasso d'interesse sulle proprie obbligazioni piu' alto dell'1,8 per cento rispetto alla Germania. Nelle ultime due settimane, nonostante gli interventi della Bce, il differenziale e' cresciuto di 20 punti base e le oscillazioni alla Borsa di Milano sono state notevoli".

"Questa incertezza, secondo la relazione semestrale sulla stabilita' finanziaria della Banca centrale, continuera'. Il ministro delle Finanze italiano Pier Carlo Padoan ha cercato di smorzare le tensioni, attribuendo l'aumento dei tassi d'interesse all'esito delle elezioni presidenziali Usa e all'incertezza per la continuazione delle riforme in Italia. L'incertezza influisce negativamente anche sul piano di salvataggio del Monte dei Paschi di Siena". Secondo la banca d'affari statunitense Goldman Sachs "se Renzi perdesse il referendum del 4 dicembre, sarebbe molto difficile realizzare il previsto aumento di capitale necessario a salvare la banca. Fra dieci giorni si sapra' se Renzi riuscira' a portare a termine le riforme e a superare il blocco al cambiamento che grava sul paese da almeno tre decenni". Anche se non è certo la cancellazione - di fatto - del Senato a risolvere i veri problemi dell'Italia, che secondo Goldman Sachs riguardano innanzitutto la mole enorme del crediti deteriorati delle banche italiane e non più di tanto la mole del debito pubblico, simile nei numeri a quello della Germania.

Ed è la stampa tedesca che affonda di più il pugnale delle critiche: "I sondaggi danno in vantaggio il NO alla riforma, ma un quarto degli elettori e' ancora indeciso e l'indecisione - sottolinea la Sueddeutsche Zeitung -  e' l'humus ideale per la speculazione. Confindustria, ha messo in guardia dalla possibilita' di recessione economica in caso di fallimento della riforma. Il rifiuto farebbe cadere l'Italia nel caos politico, con una conseguente fuga di capitali e una perdita di fiducia tra i consumatori".

Ciononostante - però - le banche internazionali inviano quotidianamente messaggi improntati alla calma: "Se Renzi perdesse, non sarebbe la fine del mondo", secondo la banca inglese Barclays. Stesse valutazioni da Morgan Stanley e Credit Suisse. Insomma, i grandi operatori stavolta stanno evitando - almeno in parte - il terrorismo mediatico che caratterizzò il referendum britannico dello scorso giugno, e che forse contribuì proprio alla vittoria della Brexit, piuttosto che alla sua sconfitta.

Redazione Milano


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