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GRAN BRETAGNA: L'ECONOMIA VA A GONFIE VELE MENTRE I SONDAGGI PREMIANO CONSERVATORI E UKIP. E' IL TRIONFO DEL BREXIT!

giovedì 1 settembre 2016

LONDRA - Tra le tantissime menzogne propalate dai mezzi di "informazione" europei schierati in massa contro la vittoria del Brexit, c'era anche quella che decriveva un sicuro "tracollo" del partito Conservatore britannico se il voto per l'uscita dalla Ue avesse vinto il referendum.

Ebbene, il Brexit ha vinto, ma i Tory non sono crollati affatto.

Il partito - al contrario - ha guadagnato 50 mila iscritti durante l'estate e secondo un sondaggio di Icm, ha un vantaggio di 14 punti  percentuali sulla principale forza di opposizione, il Labour: 41% contro 27%. A eguire in ordine di peso politico c'è l'Ukip, il Partito per l'indipendenza del Regno Unito, col 13% e i liberaldemocratici col 9%. 

Quindi, l'attuale governo britannico raccoglie vastissimi consensi tra i cittadini e il fronte conservatore - al quale appartiene l'Ukip - conta su un rubustissimo 54% contro il 27% della sinistra, cioè dei laburisti.

Intanto, nella prima riunione del consiglio dei ministri britannico dopo la pausa estiva (da notare che in Italia il Parlmamento riapre comodamente il 12 settembre...), la premier del Regno Unito, Theresa May, riferisce il quotidiano The Guardian, ha concordato coi membri del suo governo che le restrizioni all'immigrazione saranno la "linea rossa" nelle trattative sull'uscita dall'Unione Europea, una decisione che porterà alla fine dell'appartenenza della Gran Bretagna al mercato unico.

E' stato confermato, inoltre, che i parlamentari non saranno chiamati a votare prima dell'invocazione dell'articolo 50 del Trattato di Lisbona. L'esecutivo ha ribadito che la Gran Bretagna lascera' l'Ue ma non l'Europa e che e' alla ricerca di una soluzione "unica" che non segua modelli gia' esistenti.

Theresa May ha assicurato alla sua squadra che non ci saranno tentativi di rimanere nell'Ue e ha escluso l'ipotesi di un secondo referendum.

Sono state ripetute, inoltre, le rassicurazioni alle nazioni costitutive su "una Brexit che funzioni per tutti"; la decisione, comunque, spettera' a Londra e la Scozia non avra' diritto di veto.

Nel governo conservatore c'è un vasto schema di proposte sul Brexit: il ministero degli Esteri, guidato da Boris Johnson, vorrebbe mantenere la piu' stretta relazione possibile con l'Ue e il Tesoro preme per l'accesso al mercato unico, soprattutto per il settore finanziario. Da parte loro, il segretario per l'Uscita dall'Ue, David Davis, e quello per il Commercio, Liam Fox, pensano che valga la pena pagare il prezzo di restare fuori dal mercato unico per ottenere un maggior controllo delle frontiere.

Al capo del governo, quella signora May che già ora viene definita la nuova "Lady di ferro" accostandola a Margaret Thatcher, resta il compito della sintesi tra le varie opzioni proposte dai suoi ministri in vista del congresso annuale dei Tory di ottobre, a Birmingham. 

E mentre i sondaggi sono a favore del governo e il consenso sale per il partito conservatore così come per il fautore della vittoria referendaria, l'Ukip di Nigel Farage, anche l'economia va a gonfie vele: l'indice manifatturiero ad agosto è balzato a oltre 53 punti dai 48 di luglio, mentre il settore finanziario è cresciuto del 12% e più in generale - scrive il Times di Londra - l'economia britannica è in "forte espansione". 

Questo, è il Brexit.

Redazione Milano.


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