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CORTE COSTITUZIONALE D'AUSTRIA SCOPRE CLAMOROSE FALSITA' NEI CONTEGGI DELLO SCRUTINIO DEL BALLOTTAGGIO PRESIDENZIALI

giovedì 23 giugno 2016

VIENNA - Negli interrogatori in corso alla Corte costituzionale di Vienna per stabilire la validita' del risultato delle presidenziali sono emerse moltissime irregolarità come l'apertura anticipata delle urne, estrema imprecisione nei conteggi dei voti al punto da falsarne clamorosamente l'esito in tanti seggi - in pratica dei veri e propri brogli elettorali - e verbali firmati senza che venissero letti, così da essere invalidabili immediatamente.

Queste gravi notizie sono riportate oggi da tutti i media austriaci. Dagli interrogatori emerge anche che tali irregolarità che invalidano le elezioni sono addirittura una consuetudine, che non sarebbe mai venuta alla luce se il risultato non fosse stato cosi' stretto, nel caso del ballottaggio delle elezioni presidenziali.

Il candidato dei verdi Alexander Van der Bellen aveva superato per poco meno di 31.000 voti il concorrente della destra Norbert Hofer: quest'ultimo ha impugnato il risultato e chiesto una verifica. Sempre secondo i media austriaci, quanto emerso finora, pratiche illegali e risultati falsati e quindi inattendibili se non veri e propri brogli, potrebbero forse portare alla ripetizione del voto.

E' anche la posizione espressa alla tv pubblica Orf dall'ex presidente della Corte costituzionale, Ludwig Adamovich. Oggi e' in corso l'ultimo giorno degli interrogatori, che hanno coinvolto 90 responsabili di seggi elettorali. I giudici hanno tempo fino al 7 luglio per la decisione.

E per il momento, il presidente designato - ma a questo punto eletto con metodi indegni di una democrazia - Van Der Bellen ha rinunciato ad accompagnare il suo predecessore in scadenza nell'ultimo viaggio di Stato in Slovenia, per non dare l'impressione di una mancanza di rispetto nei confronti dei giudici dell'Alta corte. 

In pratica, Van Der Bellen si è reso conto che la sua elezione è basata su dati elettorali falsi.

Redazione Milano.

Nota.

Oggi, il quotidiano La Repubblica pubblica uno straordinario reportage proprio dall'aula della Alta Corte austriaca che sta esaminando gli sconcertanti fatti accaduti al ballottaggio per eleggere il Presidente della Repubblica d'Austria. 

Un articolo imperdibile che rafforza - se possibile - la evidente nullità del ballottaggio.

"Una risata amara sta seppellendo l’elezione presidenziale più drammatica della storia austriaca. Le udienze del ricorso presentato dai populisti della Fpö per annullare il voto del 22 maggio scorso si stanno rivelando una via di mezzo tra un romanzo di Gogol e Fantozzi. I presidenti dei seggi e gli scrutatori stanno raccontando da tre giorni dettagli dello spoglio finale che ha regalato la vittoria ad Alexander Van der Bellen che gettano un’ombra inquietante sul voto, vinto con appena 30mila voti di differenza. Tanto che ieri uno dei quattordici giudici costituzionali che stavano ascoltando a bocca aperta le testimonianze si è complimentato ironicamente con un uno dei pochi responsabili dei seggi che aveva fatto tutto secondo le regole.

Il contenzioso riguarda il voto per corrispondenza, circa 600mila schede che per legge si sono potute aprire e contare soltanto lunedì 23 maggio, quando il voto nei seggi era già chiuso e dava, peraltro, il candidato della Fpö Norbert Hofer in vantaggio. Quelle ultime schede hanno rovesciato clamorosamente il risultato finale a vantaggio di Van der Bellen. Ma ora sta emergendo che negli uffici dove ai contavano quei voti arrivati per posta non tutto è andato secondo le regole, per usare un eufemismo. E se i giudici dovessero ritenere eccessive le irregolarità che stanno emergendo, l’Austria rischia di dover tornare nuovamente alle urne. Sarebbe la prima volta nella storia. Peraltro, le udienze andranno avanti fino al 6 luglio. Due giorni prima del giuramento di Van der Bellen. Sempre che ci si arrivi.

Da un seggio in provincia di Vienna uno scrutatore ha raccontato che i conti non tornavano, che mancavano all’appello tre schede, ma che i colleghi si sarebbero rifiutati di ricontarle: “Erano sfiniti e volevano andare in pausa pranzo”. Le schede sono state annullate. A un giudice incredulo è scappato: “E certo, bisognava andare in pausa pranzo!”. Ma racconti così si stanno moltiplicando. E uno dei problemi maggiori riguarda i tempi.

A Bregenz tre scrutatrici hanno aperto 1500 buste delle 9523 arrivate prima delle 9 di lunedì mattina – vietato, in teoria – e hanno giustificato la decisione con le esortazioni arrivate direttamente dal ministero di fare in fretta. Un responsabile ha raccontato “mi hanno detto che il ministro dell’Interno voleva annunciare il risultato”. Sono molti gli scrutatori che stanno riportando pressioni subite dal ministero per accelerare la conta dei voti.

In alcuni comuni l’apertura delle buste è cominciata addirittura giorni prima, venerdì, sabato e nella domenica del voto. Come ha ammesso candidamente un presidente di seggio, “altrimenti ci avremmo messo dei giorni”. Un altro ha gettato i giudici nella disperazione riconoscendo che “abbiamo sempre fatto così”. Un terzo ha rivelato anche che i protocolli erano redatti un po’ alla buona, e di essere arrivato al seggio a mezzogiorno mentre dai documenti ufficiali risultava lì dall’alba. E via pasticciando.

Anche la pignolerìa dei giudici, ad esempio sulle modalità di apertura delle buste, sta regalando qualche momento comico alle udienze, ma è giustificata dai timori che possano esserci stati brogli. Un togato ha chiesto ad un presidente di seggio: “Quando la busta è aperta è possibile estrarre la scheda e rimetterla dentro?”. Risposta: “È possibile, ma improbabile. La nostra macchina che apre le buste non taglia neanche bene, però insomma poi vede se qualcuno ci ha infilato una mano dentro”. 

Tonia Mastrobuoni - corrispondente di Repubblica - che ringraziamo.


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