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GERMANIA IN RECESSIONE SE IL BREXIT VINCE E INTANTO PIU' DI 5 MILIONI DI STRANIERI ''RUBANO'' POSTI DI LAVORO AGLI INGLESI

giovedì 19 maggio 2016

BERLINO - L'inimmaginabile potrebbe prendere forma il 23 giugno prossimo: se vincerà il Brexit, non solo la Gran Bretagna abbandonerà la Ue: l'effetto economico più forte non riguarderà i sudditi di Sua Maestà la Regina d'Inghiterra, ma la Germania.

L'ansia cresce tra le aziende tedesche. La questione "Brexit" e' particolarmente scottante anche ai piani alti del mondo economico tedesco. I britannici usciranno veramente dall'Unione Europea? Tra poco piu' di cinque settimane si terra' il temuto referendum in Gran Bretagna: nel peggiore dei casi, rivela uno studio della banca Dz, la Brexit costerebbe all'economia tedesca 45 miliardi di euro solo nel 2017 e la Germania improvvisamente entrerebbe in recessione.

A trarne profitto sarebbe sicuramente solo una categoria professionale: quella dei consulenti e degli avvocati che devono preparare le aziende ad una nuova situazione europea e per cui potranno chiedere lauti compensi. Ma ancora non si e' arrivati a questo punto.

Di avvertimenti e scenari apocalittici se ne e' parlato a sufficienza: "Penso che il danno provocato dalla Brexit sarebbe enorme innanzitutto per la Germania", ha dichiarato Markus Kerber, amministratore delegato capo della Confindustria tedesca (Bdi).

In effetti, c'e' molto in gioco: le due economie, infatti, sono fortemente interdipendenti: negli ultimi 25 anni, secondo Bdi, il commercio bilaterale e' piu' che raddoppiato. Secondo i dati dell'Ufficio Affari Esteri, piu' di 2.500 aziende tedesche detengono filiali in Gran Bretagna, dove impiegano circa 370 mila dipendenti: l'1 per cento di tutti gli occupati britannici. Al contrario, in Germania sono attive circa 3 mila aziende britanniche, ma in buona parte solo a titolo azionario. Nel 2015 la Germania ha esportato nel Regno Unito merci per un valore complessivo di 90 miliardi di euro: inoltre, il dieci per cento degli investimenti esteri diretti in Gran Bretagna proviene proprio dalla Germania. 

Tuttavia, confrontando i dati principali delle economie britannica e tedesca, si scopre facilmente che il Regno Unito è in solidissima crescita, la Germania in stentata e faticosa rimonta dalla stagnazione: il Pil atteso Oltremanica per il 2016 potrebbe sfiorare un +3%, mentre quello tedesco se arriverà a +1,5% ci sarà da festeggiare, a Berlino.

Da qui, le fortissime preoccupazioni tedesche: ammesso e non concesso che il Brexit a breve possa provocare una contrazione economica nel Regno Unito, il punto di partenza è così solido da non impensierire quanto quello che invece accadrebbe in Germania, dove uno sbilancimento negativo già di solo l'1,6% getterebbe - appunto - il paese nella recessione, mentre al massimo dimezzerebbe la crescita, in Gran Bretagna.

Regno Unito che, nel frattanto, è alle prese con un dato "esplosivo" che riguarda il numero strabiliante di lavoratori stranieri. L'immigrazione comunitaria nel Regno Unito ha raggiunto un livello record, riferisce il quotidiano britannico The Times. Il numero dei cittadini dell'Unione Europea che lavorano in Gran Bretagna è arrivato a 2,2 milioni. Sull'aumento ha inciso, in particolare, l'afflusso dai paesi fondatori dell'Ue, come la Spagna, il Portogallo, l'Italia e la Francia: l'anno scorso il loro incremento e' stato del 22%, da 797 a 974 mila.

I lavoratori romeni e bulgari sono aumentati di 46 mila unità, arrivando a 232 mila; quelli dell'Europa dell'est - Polonia e Paesi baltici - di 30 mila, arrivando a 974 mila. Carlos Vargas-Silva, ricercatore del Migration Observatory dell'Universita' di Oxford, spiega che la migliore condizione dell'economia britannica, con un basso tasso di disoccupazione, e' stato il principale fattore di attrazione e che il fenomeno dell'afflusso di immigrati dai paesi membri storici e' diventato piu' rilevante negli ultimi anni, ma è altrettanto evidente che una massa simile sia ben oltre il limite sopportabile dal welfare britannico, e pensare possa aumentare ancora - senza il Brexit - porterebbe al collasso sia il sistema sanitario che quello pensionistico.

Gli stranieri che lavorano Oltremanica sono complessivamente 5,2 milioni - precisa ancora The Times - tre milioni dei quali extracomunitari. Il tasso di occupazione e' al livello piu' alto dall'inizio delle misurazioni, nel 1971: 74,2 per cento, pari a 31,5 milioni di persone, soprattutto per l'aumento dell'occupazione femminile, al 69,2 per cento, ma un sistema in equilibrio deve prevedere non solo fasi di espansione economica come quella attuale, e nel caso di una frenata dell'economia in Gran Bretagna, è evidente che molti cittadini del Regno Unito si troveranno disoccupati per colpa dell'enorme afflusso di stranieri che hanno preso il loro posto di lavoro. 

Redazione Milano.


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