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IL PERICOLO IMMIGRAZIONE SELVAGGIA IN ITALIA ARRIVA FINO IN GRAN BRETAGNA: ORA IL BREXIT E' SALDAMENTE IN TESTA

mercoledì 27 aprile 2016

LONDRA - La crisi dei migranti che dall'Africa vogliono invadere l'Europa - creata e alimentata costantemente dall'talia, giudicata ormai lo stato-colabrodo della pericolante Unione europea - ha spinto la Brexit a diventare una realta' concreta, perche' la gente nel Regno Unito non è disposta a portarseli a casa ed è profondamente contraria alla ripartizione dei costi di questa immigrazione per motivi del tutto estranei a guerre o catastrofiche calamità naturali. 

Lo sostengono una serie di esperti che hanno espresso la loro opinione in questi giorni, e sono esperti niente affatto euroscettici a priori. Anzi, alcuni, come quello di cui stiamo per parlare, addirittura apertamente contrari all'uscita della Gran Bretagna dalla Ue.

"Mentre ci avviciniamo al 'D day' di giugno, le persone sono sempre piu' nervose", ha detto appunto Scheherazade Rehman Direttore della European Union Research Center della George Washington University. "Cio' che ha spinto la Brexit verso l'essere un vero e proprio scenario e' l'emergenza immigrazione", ha ammesso Rehman osservando che il "fattore paura" da' enorme supporto al Brexit a prescindere da altre considerazioni economiche o politiche.

"Ogni proposta dell'Ue chiede una sorta di equita' o condivisione degli oneri e gli inglesi non stanno avendo nessuna di questa", ha aggiunto. Martedi' scorso, un sondaggio Icm ha rivelato che i cittadini del Regno Unito sono favorevoli ad uscire dall'Unione europea con un margine del 44-46 per cento, che arriva a meno di un mese dal referendum di mantenimento del paese nell'Unione Europea.

E' una percentuale che risulterà vittoriosa, alle urne. Infatti - si osserva - chi è per la Brexit è molto motivato ad andare a votare, mentre chi non lo è più portato a disinteressarsi del voto. Quel 44-46% alla prova dei fatti si potrebbe tramutare in un 55-60% a favore dell'uscita del Regno Unito dall'Unione europea.

"I cittadini britannici potrebbero votare la Brexit proprio per evitare la condivisione degli oneri che vedono la possibilita' di ricevere nel paese dai 20.000 ai 100.000 immigrati, ha suggerito Rehman secondo il quale l'immigrazione sara' un problema di lungo termine per l'Ue e i suoi paesi membri".

Rehman spera, tuttavia, che la Gran Bretagna non esca  dall'Unione europea perche' sarebbe una "sentenza di morte" per la business community britannica, dato che i produttori e le imprese hanno accesso esentasse a beni e servizi e movimento di persone dentro e fuori l'Unione europea. "Una volta che il Regno Unito sara' fuori del mercato unico, che e' il vero gioco qui, i costi economici saranno orrendi per gli inglesi", ha affermato.

Ma è una tesi debole e per di più tutta da dimostare, oltre al fatto che abbandonando la Ue la Gran Bretagna risparmierà non meno di 25 miliardi di sterline l'anno - di denaro proveniente dalle tasse - che equivalgono a quanto il Regno Unito regala alla Ue. Questo risparmio compenserebbe in ogni caso le presunte perdite di benefici fiscali all'export, permettendo radicali tagli all'imposizione fiscale delle aziende e dei singoli cittadini.

Invece, l'ex presidente di Timor Est Jose Ramos-Horta ha detto in un editoriale sullo stesso tema pubblicato su The Huffington Post che i politici europei hanno pagato un alto prezzo politico per accogliere gli immigrati. "Molti sono favorevoli alla Brexit e stanno usando la crisi dei rifugiati come uno spaventapasseri", ha detto Ramos-Horta. E questa posizione sta funzionando.

La scorsa settimana, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha avvertito che il Regno Unito avrebbe perso influenza se avesse lasciato l'Unione europea, e ha suggerito che potrebbe richiedere fino a dieci anni per negoziare nuovi accordi commerciali con gli Stati Uniti. Peccato che Obama sia a fine mandato e la sua è nulla più che una posizione personale, fanno osservare diversi commentatori sulla stampa inglese. Se Obama credeva con queste sue parole di spaventare gli elettori britannici, ha ottenuto l'effetto opposto. Il sondaggio di cui sopra è stato realizzato dopo le sue improvvide affermazioni e il Brexit a poco più di un mese dal voto referendario è in testa.

Questo, nonostante che il primo ministro David Cameron e il leader degli altri 27 Stati membri dell'Ue abbiano aggiunto un accordo nel mese di febbraio che concede al Regno Unito uno status speciale all'interno della Ue.

Redazione Milano


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