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LO SCONTRO DRAGHI - GERMANIA PER IL FINANCIAL TIMES NON HA VIE D'USCITA INDOLORI: I TEDESCHI POTREBBERO MOLLARE L'EURO

venerdì 22 aprile 2016

LONDRA - "Nell'ultimo mese - osserva l'editoriale non firmato del Financial Times attribuibile alla direzione pubblicato oggi - il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, e' stato sotto il costante attacco di politici tedeschi: tradizionalmente ostili alla politica monetaria espansiva, accusano le misure di stimolo della Bce, in particolare i tassi di interesse negativi, di spremere i risparmiatori, alimentando l'ascesa di partiti estremisti e mettendo in difficolta' le istituzioni finanziarie".

"Queste critiche - secondo il commento - sono inutili ed e' inaccettabile l'aperto tentativo di esercitare pressioni sulla Bce affinche' cambi strada o di chiedere una voce tedesca piu' forte nelle decisioni dell'Eurotower. E questo scontro, però, ha conseguenze che possono diventare estreme per Draghi o per il governo Merkel, a seconda di chi vincerà".

"Ieri Draghi in conferenza stampa a Francoforte alla sede della Bce ha reagito - prosegue l'articolo - affermando che la Banca centrale obbedisce alla legge e non ai politici e che il consiglio esecutivo e' unanime nella difesa della sua posizione e della sua indipendenza. E' assurdo dipingere la politica della Bce come il prodotto di una presidenza italiana: misure simili sono state prese in tutto il mondo sviluppato. Inoltre, i tassi di interesse negativi stanno funzionando, ha sottolienato Draghi".

Ma non era mai accaduto in passato che emergesse con tale potenza uno scontro tra uno stato dell'eurozona, in questo caso la Germania, e il vertice della Bce. Draghi, tuttavia, ha dovuto riconoscere i motivi di preoccupazione della Germania: i tassi di interesse negativi nel primo anno di applicazione non hanno impedito alle banche europee di diventare complessivamente piu' redditizie, ma hanno penalizzato le casse di risparmio tedesche.

"La risposta al problema, pero' - prosegue l'editoriale - non e', come alcuni politici conservatori tedeschi sembrano credere, premere sulla Bce affinche' faccia gli interessi di un singolo potente Stato membro. Come ha giustamente sottolineato Draghi, i fondi previdenziali e le compagnie di assicurazione statunitensi non sono crollati sotto il peso dei tassi di interesse negativi. Le istituzioni finanziarie della Germania, le cui perdite sono compensate dai guadagni in conto capitale dal programma di acquisto di bond della Bce, stanno soffrendo principalmente a causa della regolamentazione nazionale e del loro particolare modello di business".

Sarà pur vero, ma la Bce non può imporre a una rete enorme di banche - le Sparkasse tedesche, ossatura del sistema bancario della Germania - di cambiare la loro natura finanziaria creata in più di 60 anni di lavoro con la clientela per adattarsi, con perdite finanziarie devastanti, alle manovre estreme della Bce quali sono gli interessi a zero e perfino negativi, ultima cartuccia per provare a fermare la deflazione nella zona euro, senza che per altro si vedano risultati apprezzabili.

"Berlino deve assumersi la responsabilita' di questo problema - scrive ancora il Financial Times -  anche se e' politicamente sensibile per il governo, gia' esposto sul tema dell'accoglienza dei rifugiati. Il mandato della Bce e' riportare l'inflazione in linea con l'obiettivo, non offrire uno scudo al sistema tedesco del risparmio. Oltretutto, con la Germania che blocca altre iniziative, ci sono poche alternative al mantenimento per alcuni anni dei tassi di interesse al basso livello attuale. Ecco perche' Draghi, nonostante un discorso combattivo, e' stato cauto su un ulteriore allentamento".

Resta il fatto che l'obbiettivo della Bce non è stato raggiunto e non lo è ormai da tre anni. Tutte le decisioni prese da Draghi non hanno portato ai risultati annunciati. Neppure una. 

"Tentare di dipingere la politica monetaria della Bce come una battaglia tra interessi nazionali mina le fondamenta dell'unione monetaria europea. Cio' non e' nemmeno nell'interesse della Germania. Se Berlino vuole un'unione monetaria di successo - conclude il commento - deve smettere di cercare di creare un clone della Bundesbank". Oppure deve lasciare l'eurozona.

Infatti, lo scontro in atto tra la Germania e la Bce a guida Draghi ha solo due vie d'uscita, fermo restando che per la Germania lo stato attuale delle cose, conseguenza delle decisioni di Draghi, è insostenibile: la prima, che Draghi di le dimissioni, la seconda che la Germania si sganci dall'euro.

Redazione Milano


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