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MARKIT ECONOMICS: ''IL 2016 E' DI STAGNAZIONE E DEFLAZIONE, NELLA ZONA EURO, MALISSIMO LA FRANCIA, DEBOLE LA GERMANIA''.

lunedì 22 febbraio 2016

Emerge un nuovo e drammatico indebolimento delle attività economiche, tra le imprese dell'area euro. L'indice dei responsabili degli approvvigionamenti per l'insieme di manifatturiero e servizi è calato a 52,7 punti, dai 53,6 punti di gennaio. I numeri non mentono, quindi.

Secondo la società di ricerche Markit economics, si tratta del valore più basso da oltre un anno, per l'esattezza da 13 mesi, anche se resta ancora superiore ai 50 punti che rappresentano il limite tra crescita e recessione.

Il rallentamento, dice Markit, è il secondo consecutivo e riflette un costante indebolimento della produzione, ed è anche la terza frenata consecutiva della crescita dei nuovi ordini industriali e manifatturieri in tutta la zona euro.

Il lavoro inevaso, a causa del debole incremento dei nuovi ordini, rimane generalmente invariato. Inoltre con la stagnazione degli ordini in fase di lavorazione, le aziende hanno ridotto le nuove assunzioni di personale, riportando quindi l'incremento occupazionale più debole in cinque mesi.

La produzione manifatturiera, a causa dell'ennesimo e incerto incremento dei nuovi ordini e delle esportazioni, ha registrato l'aumento più basso da dicembre 2014 raggiungendo livelli di quasi stagnazione. Prestazione migliore invece riportata dal settore dei servizi, anche se la crescita riportata è risultata la più lenta dallo scorso gennaio. Inoltre il forte deterioramento del livello di ottimismo relativamente all'attività futura del settore dei servizi sembra indicare un ulteriore indebolimento nei prossimi mesi.

Intanto, sempre secondo Markit, si intensifica la contrazione dei prezzi, con l'aumetare delle pressioni deflazionistiche. Febbraio ha segnato il primo caso di due mesi consecutivi di contrazione dei prezzi dalla primavera del 2013, quindi ufficialmente la zona euro è in deflazione, nonostante i piani d'emergenza per combatterla messi in atto dalla Bce di Draghi.

E si torna ad evidenziare una dinamica divergente tra le due maggiori economie dell'area euro. La Francia ha osservato un ritorno alla contrazione verso la recessione, al minimo la stagnazione, mentre la Germania continua a mantenere un ritmo di crescita sostenuto nonostante il tasso di espansione abbia raggiunto il valore più basso in sette mesi. E sia chiaro che la crescita tedesca è poca cosa, se confrontata con quella della Romania, dell'Ungheria, del Regno Unito, perfino dell'Albania. Tutte nazioni che non a caso non vogliono l'euro.

Secondo Chris Williamson, capo economista di Markit "i dati deludenti dell'indagine Pmi di febbraio aumentano esponenzialmente le probabilità di altri stimoli da parte della Bce a marzo, nell'urgenza ormai drammatica di provare a invertire questa tendenza inesorabile di un'latra e peggiore crisi dell'Eurozona.

L'indagine, non solo ha indicato il tasso di crescita economica più debole in appena più di un anno, ma si sono intensificate anche le forze deflazionarie. Durante il primo trimestre, a meno che non si assista a marzo ad un repentino cambio di direzione, dato improbabile se consideriamo gli indici Pmi che anticipano le tendenze, la crescita economica dovrebbe rallentare al di sotto dello 0,3 per cento.

"Di fatto - afferma Williamson - sembra più probabile che la crescita rallenti ulteriormente piuttosto che accelerare. La Francia rimane stagnante e la crescita della Germania è rallentata della debole domanda a livello globale che ha investito le proprie industrie manifatturiere. Le altre nazioni della regione hanno osservato le crescite più lente dallo scorso anno, in quanto le imprese campione continuano ad avere difficoltà dovute alla debole domanda sia domestica che estera".

"Conseguentemente alla debole domanda - conclude Williamson - il bisogno di essere competitivi sui prezzi è diventato un fenomeno largamente diffuso, e probabilmente causerà un aumento delle pressioni deflazionarie che di certo preoccuperà gli addetti alle politiche economiche".

Il quadro delineato da Markit, che è il più autorevole centro studi e analisi economiche presente nella zona euro, lascia poco da sperare, per il 2016. Ed è il preludio all'innesco di forze centrifughe che insorabilmente porteranno alla fine della Ue e dell'euro, la moneta-sciagura all'origine di questo evidentissimo disastro. 

Redaziione Milano.


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