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GRANDE FUGA DAL KOSOVO: 20.000 SONO FUGGITI A GENNAIO, ALTRETTANTI PRONTI A FEBBRAIO. UNGHERIA E AUSTRIA ALLARMATISSIME

martedì 10 febbraio 2015

LONDRA - Se qualcuno volesse una conferma del fallimento della politica estera dell'Unione Europea non deve fare altro che fare un salto in Kosovo, cosi' potra vedere in prima persona come tutti i soldi spesi dai parassiti di Bruxelles non solo non hanno fatto nulla per ridurre la poverta' di questo piccolo paese, ma hanno anche arricchito il comitato d'affari politico mafioso che lo controlla in maniera ferrea.

Com'e' facile immaginare, molti kosovari hanno lasciato la loro terra per cercare fortuna altrove, ma negli ultimi mesi il numero di emigrati e' aumentato in maniera esponenziale, tant'e' che a gennaio si stima che almeno ventimila persone siano andate via, un numero superiore a quello di tutto il 2014.

Al momento non sono chiari i motivi di questo improvviso aumento di emigrati, ma tale esodo non e' stato preso bene dai governi austriaci e ungheresi, tant'e' vero che di recente il sindaco di un paese ungherese confinante con la Serbia ha chiesto la costruzione di una barriera per bloccare l'afflusso di questi disperati.

Questa situazione pero' preoccupa parecchio il governo kosovaro il quale sta pensando di spendere duecento milioni di euro per cancellare i debiti che molti kosovavi hanno col fisco e con le societa' di servizi pubblici cosi' da convincerli a rimanere, ma probabilmente tale provvedimento non servira' a nulla visto che per molti lo stato balcanico non ha niente da offrire e l'unica alternativa e' la fuga.

Ovviamente le preoccupazioni del governo non sono solo di natura umanitaria, hanno anche un significato geopolitico visto che tale esodo rischia di minare alle fondamenta il sistema di potere creatosi dopo i bombardamenti in Serbia e la pulizia etnica attuata dalle milizie kosovare con l'aiuto degli USA ai danni della popolazione serba.

Non occorre essere dei geni per capire che se ventimila kosovari emigrano ogni mese nell'arco di un paio di anni il Kosovo avra' perduto un quarto della sua popolazione (stimata in due milioni) e di conseguenza la Serbia potrebbe riprendersi questo territorio visto che verrebbero meno le condizioni che ne hanno favorito l'indipendenza e per il comitato d'affari politico mafioso che lo governa tale scenario sarebbe catastrofico.

Sara' interessante vedere come andra' a finire ma da parte nostra auspichiamo che tutti coloro che fanno parte di questo comitato siano arrestati e condannati perche' oltre ad aver rubato i soldi della povera gente, sono anche coinvolti nel traffico di droga e organi ed esserei umani e meritano una punizione esemplare.

GIUSEPPE DE SANTIS

 

Segue un reportage dell'Osservatorio Balcani e Caucaso sulla fuga dal Kosovo. Buona lettura.

 

"Alla stazione degli autobus di Gnjilane/Gjilan, i viaggiatori con destinazione Preševo e Bujanovac, in Serbia, si moltiplicano. Tanto quanto le offerte di passaggi in taxi verso la vallata di Preševo. Dietro alla stazione si negozia per un passaggio sino a Subotica. I tassisti chiedono 300 euro a persona, 1000 euro se si è in quattro. Altri prendono invece il taxi o l'autobus per Preševo/Presheva e Bujanovac, e da lì continuano il viaggio verso la Serbia centrale e poi per l'Ungheria.

Ogni giorno, alle 9 di sera, la stazione degli autobus di Bujanovac si riempie di kosovari. L'autobus per Belgrado e Subotica parte alle 10 e 15. Gli autobus della Niš Express sono strapieni. Donne e bambini seduti, uomini in piedi, per almeno 600 chilometri. Alla stazione di Bujanovac una signora bionda parla contemporaneamente con due cellulari. E' una “privilegiata”, ha contatti con gli uffici della stazione degli autobus. Si dice abbia dei “ganci” sia qui che a Subotica. Parla bene il serbo, ignora gli altri kosovari e si siede a fianco del conducente. Il viaggio sino a Subotica costa 28 euro.

Poco prima della partenza fa capolino una pattuglia di polizia serba. Sale sull'autobus per un controllo dei documenti. Tutti i passeggeri mostrano la loro “carta bianca”, che prova che sono kosovari e che hanno diritto a rimanere una settimana in Serbia.

Controllati uno ad uno dai poliziotti, i passeggeri simulano di andare a trovare dei parenti. Un anziano, originario di un villaggio del sud della Serbia, Ternoc, spiega che alcuni sono entrati in Serbia illegalmente, dai villaggi di frontiera di Breznica e Dobrosin, ma sono riusciti ad ottenere la “carta bianca” dalla polizia dopo aver pagato 50 euro ad alcuni intermediari. A Bujanovac gli hotel sono pieni, ma tutti restano una sola notte. Lo scopo è quello di arrivare il prima possibile in Vojvodina e al confine con l'Ungheria.

Dopo 10 ore di viaggio e qualche fermata alle autostazioni, eccoci a Subotica. E' qui che inizia il vero dramma. I gruppi di trafficanti del Kosovo, della Vallata di Preševo e della Serbia si sono dati appuntamento a Palić, all'ingresso di Subotica. Secondo la gente del posto, fanno i loro affari senza alcun disturbo da parte della polizia, che rimane indifferente perché i kosovari continuano la loro strada verso l'Europa e non si fermano in Serbia.

“Non so se è rimasto qualcuno in Kosovo oltre ai politici. Sembrano essere venuti tutti a Palić. A causa della miseria non hanno senz'altro alternative”, scherza amaro un cittadino di Palić, della minoranza ungherese.

Questi trafficanti “multietnici” utilizzano pensioni lungo le rive del lago di Palić. E' la che i kosovari dormono per una notte, prima di passare all'alba, a piedi, la frontiera tra Serbia e Ungheria. Case che hanno un nome Verona, Nikolas, Lira. Le prime due erano strapiene. L'ultima aveva ancora due camere libere.

All'ingresso di Villa Lira gli “organizzatori” chiedono innanzitutto se si vuole soggiornare una notte e poi preparano il passaggio della frontiera. Le camere sono sporche, le condizioni di igiene minime. La notte costa 15 euro. Si sentono solo le voci dei bambini, perché agli adulti è stato detto di non fare rumore.

Dietro la pensione sono parcheggiate alcune auto con targhe locali, due immatricolate in altre zone della Serbia ed una Mercedes nera con targa kosovara, che apparterrebbe al padrino del traffico.

Nella serata i passeur incontrano i loro clienti al ristorante della pensione e spiegano loro la strategia per il passaggio della frontiera, da fare prima che sorga il sole. Ciascuno deve pagare 250 euro in anticipo, per passare sul versante ungherese. La via dura meno di un'ora. Stasera presso la pensione albergano più di 90 persone ma per passare la frontiera verranno divisi in gruppi di 20-30 persone.

I passeur sono convinti che non ci saranno problemi con la polizia serba, di cui però i kosovari hanno paura. Sanno però che se sono scoperti dalla polizia ungherese, saranno piazzati in detenzione provvisoria per un massimo di 72 ore con un'ingiunzione a lasciare immediatamente l'Ungheria o di presentarsi presso un centro per i richiedenti asilo.

“Se la polizia ungherese vi scopre, cosa che non credo avvenga, perché conosciamo bene la strada, possono solo tenervi dentro per 72 ore e poi vi rilasceranno. Dovete allora salire subito sul treno per Vienna piuttosto che presentarvi ad un centro per richiedenti asilo. Ma siete voi che dovete decidere” spiega uno dei passeur.

Nel 2014 vi sarebbero state 35.000 domande d'asilo in Ungheria. Di queste 12.500 nel solo mese di dicembre, delle quali metà fatte da kosovari. A causa di questo numero in crescita esponenziale di richiedenti asilo il governo kosovaro ha deciso di creare una task force di alto livello per controllare questi “spostamenti illegali di cittadini del Kosovo”. Secondo i responsabili governativi “la crescita dell'immigrazione illegale deve interrompersi perché rischia di mettere in pericolo l'importante processo di liberalizzazione dei visti”.


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