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LA BANDA DELLA MAGLIANA ERA TORNATA: LA PROCURA DI ROMA NE ARRESTA 37 E INQUISISCE 100 (CON POLITICI DI DESTRA/SINISTRA)

martedì 2 dicembre 2014

ROMA - E' un vero e proprio terremoto politico e giudiziario quello che si e' abbattuto oggi su Roma dopo l'esecuzione di 37 custodi cautelari, 28 in carcere e 9 ai domiciliari. Le accuse sono gravissime: associazione di tipo mafioso, estorsione, usura, corruzione, turbativa d'asta, false fatturazioni, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio e altri reati. Un terremoto che colpisce la politica romana: tra gli oltre cento indagati a piede libero troviamo l'ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, il suo capo della segreteria Antonio Lucarelli, l'ex capogruppo Pdl in Aula Giulio Cesare, Luca Gramazio. Ma anche esponenti dell'attuale maggioranza capitolina come il presidente dell'Assemblea Mirko Coratti e l'assessore alla casa, Daniele Ozzimo. E anche il consigliere regionale democratico Eugenio Patane'.

"Dimostrero' la mia totale estraneita' a ogni addebito e da questa incredibile vicenda - ha detto Alemanno - ne usciro' a testa alta. Chi mi conosce - ha aggiunto - sa bene che organizzazioni mafiose e criminali di ogni genere io le ho sempre combattute a viso aperto e senza indulgenza". Pignatone ha detto che quella di Alemanno "e' una posizione ancora da vagliare". Secondo quanto riferito dagli investigatori il sistema economico-criminale avrebbe finanziato la politica, compresa la fondazione di Alemanno.

Deus ex machina dell'organizzazione l'ex terrorista dei Nar, Massimo Carminati, attorno al quale girava tutta l'organizzazione. Secondo la procura di Roma Carminati "impartiva le direttive agli altri partecipi, forniva loro schede dedicate per comunicazioni riservate e manteneva i rapporti con gli esponenti delle altre organizzazioni criminali, con pezzi della politica e del mondo istituzionale, finanziario e con appartenenti alle forze dell'ordine e ai servizi segreti". Gli investigatori spiegano che le indagini hanno accertato l'operativita' di una ramificata e pervasiva struttura mafiosa, nota come "Mafia Capitale" che, nel tempo, "ha assunto caratteri di originalita', differenziandosi significativamente dalle cosiddette mafie tradizionali".

Avvalendosi dello storico legame con esponenti dell'estrema destra romana, alcuni dei quali divenuti esponenti politici o manager pubblici, "il sodalizio si e' gradualmente dimensionato in un'organizzazione di tipo evoluto, dedita alla sistematica infiltrazione del tessuto economico ed istituzionale, con una struttura tipicamente mafiosa ed un apparato in grado di gestire i diversificati interessi illeciti". In particolare, per quanto attiene alla mafiosita' del sodalizio, sono stati acquisiti tutti gli elementi che ne caratterizzano la sussistenza, con riferimento alla struttura gerarchizzata, alla segretezza e al rispetto del vincolo associativo, all'assistenza legale fornita agli affiliati detenuti ed ai familiari, alla disponibilita' di armi ed, in primo luogo, all'utilizzo del cosi' detto metodo mafioso connotato dall'esercizio di un forte potere intimidatorio. In tale ambito, spiegano gli inquirenti, sono emersi anche gli stretti rapporti con esponenti apicali di organizzazioni criminali operanti nella Capitale, quali i Casamonica, Michele Senese, Ernesto Diotallevi e Giovanni De Carlo, oltre la clan mafioso catanese del Santapaola.

Intricato il legame con il mondo imprenditoriale: agli arresti, tra gli altri, e' finito l'ex capo della municipalizzata romana Ama, Franco Panzironi, l'ex ad della stessa azienda Giovanni Fiscon, e l'ex amministratore delegato di Ente Eur, Riccardo Mancini, soggetti che per i pm hanno fatto dal 2008 al 2013 da garante o da tramite "dei rapporti del sodalizio con l'amministrazione comunale". La lista, poi, comprende anche il manager Fabrizio Franco Testa, gia' coinvolto nell'inchiesta sugli appalti Enav e accusato di associazione di tipo mafiosa, accusato di "coordinare le attivita' corruttive dell'associazione" e di "occuparsi della nomina di persone gradite all'organizzazione in posti chiave della pubblica amministrazione". Altro ruolo chiave e' quelo di Salvatore Buzzi, amministratore e coordinatore di varie societa' cooperative, incaricato di seguire le gare pubbliche e corrompere i politici e gli amministratori di turno.

Il procuratore aggiunto Michele Prestipino ha spiegato che le prove raccolte durante l'inchiesta "dimostrano l'esistenza di un patto corruttivo e collusivo, significativo e complesso" e ha poi aggiunto che il sistema, che comprendeva politici, imprenditori referenti della pubblica amministrazione veniva remunerato "dai 15mila euro mensili per diversi anni a centinaia di migliaia di euro a singole persone fisiche o giuridiche una tantum, fino a versamenti di denaro a enti e fondazioni legate alla politica romana".

Tra i beneficiari "anche la fondazione creata da Alemanno". Ma la trasversalita' politica dell'organizzazione risulta anche dalle intercettazioni telefoniche: "Con la nuova consiliatura - ha spiegato Pignatone - qualcosa e' cambiato. In una conversazione Buzzi e Carminati prima delle elezioni dicevano di essere tranquilli". Buzzi e' incalzato da Carminati: "Noi dobbiamo vendere il prodotto amico mio, bisogna vendersi come le puttane" e di fronte alle difficolta' presentate da Buzzi, Carminati aggiunge: "Allora mettiti la minigonna e vai a battere con questi". 

In una lungo preambolo dela conferenza stampa Pignatone ha spiegato perche' si sia percorsa la strada del 416 bis e del reato di stampo mafioso. "Con L'operazione di oggi abbiamo cercato di dare un'ulteriore risposta alla domanda 'se c'e' la mafia Roma'". "La risposta che si va sempre piu' affermando sulla base delle indagini che stiamo facendo - ha proseguito - e' che a Roma non c'e' un'unica organizzazione mafiosa capace di controllare tutta o quasi la citta'. Del resto andando indietro con la memoria alle vicende siciliane gia' 40 anni fa il pentito di mafia Calderone diceva che Napoli era troppo grande per essere controllata da una sola famiglia.

Quindi se era troppo grande Napoli, figuriamoci Roma. A Roma ci sono invece diverse organizzazioni di stampo mafioso e individuabili secondo quanto prevede la legge con l'articolo 416 bis". Nelle indagini di oggi, ha spiegato Pignatone, si individua una nuova associazione "che noi abbiamo definito 'Mafia Capitale' e che presenta caratteri di originarieta' e di originalita'. Originarieta' perche' e' un'organizzazione appunto romana. senza collegamenti con le altre organizzazioni meridionali classiche con cui pero' ha rapporti sul piano di parita'. Originalita', perche' ha dei suoi caratteri diversi dalle altre organizzazioni classiche meridionali, derivanti dal fatto appunto di essere romana".

Nel suo intervento Pignatone ha voluto ricordare quali sono i casi in cui si puo' prefigurare il reato di associazione di stampo mafioso: "Di solito quando parliamo di mafia abbiamo sempre dei modelli in mente quello di Cosa Nostra siciliana su cui peraltro e' stato strutturato originariamente l'articolo 416 bis". Cioe', spiega, "pensiamo sempre a gruppi numerosi con centinaia o migliaia di associati. Controllo quasi militare del territorio, so continuo e manifesto della violenza, prevalenza degli affari illeciti su quelli leciti. ". Per il procuratore capo di Roma, "in realta' questa rappresentazione va cambiata anche per le mafie tradizionali che si sono evolute. Quello che pero' a noi interessa e' il 416 bis, il quale prevede un numero minimo di associati, non prevede come requisito indispendabile il controllo del territorio, ma prevede come elemento costitutivo del reato il metodo mafioso". 

"Come dice la cassazione - ha spiegato ancora Pignatone - e come e' fondamentale riuscire capire, la forza di l'intimidazione puo' esplicarsi con mezzi e con i modi piu' vari, anche senza armi, sempre che sia trasmessa all'esterno la sensazione o se si vuole la persuasione dell'ineluttabilita' del male o dei mali che vengono di volta in volta minacciati nel momento in cui la carica di pressione comincia a farsi sentire i suoi effetti. Quello e' quello che avviene con l'organizzazione che fa riferimento a Massimo Carminati, che sfrutta ovviamente il prestigio criminale che gli deriva dal suo passato - dalla banda della Magliana e dall'eversione di destra -, e' che si registra la convinzione generale, per altro del tutto giustificata, della capacita' di ricorrere ancora oggi, nel 2014, alla violenza per creare assoggettamento, intimidazione e omerta' per perseguire i metodi leciti ed illeciti. In una parola questa organizzazione usa il metodo mafioso. E' un'organizzazione mafiosa".

Redazione Milano


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