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LA RUSSIA ABBANDONA IL PROGETTO DEL GASDOTTO SOUTH STREAM E STRINGE ACCORDI CON LA TURCHIA (DANNO MICIDIALE PER L'ENI)

lunedì 1 dicembre 2014

Il messaggio ai cugini slavi di Bulgaria è chiaro: lo stop al South Stream per non irritare l'Ue costerà caro a Sofia, mentre loro - la Russia - hanno sempre a disposizione un'alternativa per far arrivare il loro gas al ricco mercato europeo. Quindi, oggi il presidente Vladimir Putin ha detto addio al South Stream e ha indicato come come tracciato alternativo quello che passa per la Turchia.

Il numero uno del Cremlino, in visita ad Ankara, ha incontrato il presidente Recep Tayyip Erdogan in un vertice che, nonostante la pesante instabilità regionale, è stato principalmente incentrato sugli affari. Sul gas, in primo luogo.

Il presidente russo ha chiarito che lo stop bulgaro ai lavori di costruzione del South Stream, il gasdotto di concezione russo-italiano che avrebbe dovuto portare il metano di Mosca in Europa meridionale bypassando l'instabile Ucraina, rende impossibile la costruzione di un progetto che, già nei mesi scorsi, è apparso in grave difficoltà.

"Tenendo conto del fatto che finora noi non abbiamo ricevuto autorizzazioni dalla Bulgaria, noi crediamo che nelle condizioni attuali la Russia non possa continuare con la realizzazione del progetto", ha detto Putin in una conferenza stampa congiunta con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ad Ankara.

"Se la Bulgaria è privata dell'opportunità di agire come uno stato sovrano, dovrebbe chiedere un risarcimento alla Commissione europea per i profitti mancati", ha detto detto ancora Putin. "I profitti diretti dal transito del gas - ha continuato - sarebbero arrivati ad almeno 400 milioni di euro. Ogni anno". Il presidente russo ha, in particolare, puntato il dito contro la Commissione europea per la fine del progetto South Stream.

"Noi pensiamo che la posizione della Commissione europea non sia stata costruttiva. Allo stato attuale la Commissione europea è non solo riluttante a facilitare questo progetto. Quelli che vediamo sono ostacoli che emergono alla sua realizzazione. Se l'Europa non vuole che sia realizzato, non lo realizzeremo". E ha aggiunto che le stesse risorse energetiche potranno essere dirette verso altri mercati: "L'Europa non riceverà questi volumi, almeno dalla Russia". Ancor più drastica è stata la dichiarazione di Alexei Miller, il numero uno del monopolista russo Gazprom. Il progetto South Stream, per quel che lo riguarda, è "chiuso". 

Gazprom, a questo punto, intende passare per la Turchia.

Una mossa insidiosa per l'Europa che, secondo Mosca, questo renderebbe meno rilevante anche il progetto di costruzione del cosiddetto Corridoio sud, inteso a portare il gas del Caspio dall'Azerbaigian all'Europa attraversando, appunto, la Turchia. Il nuovo gasdotto, con una capacità di 63 miliardi di metri cubi annui, partirà dal giacimento di Russkaya, lo stesso che avrebbe dovuto fornire il gas al South Stream. Un hub gasiero alla frontiera con la Grecia riceverà così ogni anno 50 miliardi di metri cubi, che poi andranno ai clienti dell'Europa meridionale che ne faranno richiesta. Per la parte offshore, nel mar Nero, continuerà a lavorare la stessa Southstream Transport.

"Affronteremo i problemi man mano che emergono", ha spiegato Miller. Per conquistare la benevolenza turca ai nuovi piani russi, Putin è stato parco di promesse. Innanzitutto ha aumentato la fornitura di gas attraverso il Blue Stream di 3 miliardi di metri cubi all'anno, ha annunciato un taglio del prezzo del gas del 6 per cento e s'è detto pronto a ulteriori tagli con la realizzazione di progetti congiunti con Ankara.

Nel progetto South Stream sono soci anche l'italiana Eni, la francese Edf e il gruppo Wintershall. Per l'Eni la fne del progetto avrà un costo altissimo, in termini di perdite di fatturato. Un altro danno micidiale all'Italia per colpa delle sanzioni contro la Russia. 

max parisi


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