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IL GOVERNO FRANCESE APPESO A UN FILO E LA UE SPACCATA IN DUE, TRA CHI DICE BASTA AL RIGORE E CHI LO VORREBBE PER SEMPRE.

mercoledì 8 ottobre 2014

PARIGI - Se ci sara', sara' assai duro il braccio di ferro tra la Commissione europea e la Francia sul mancato rispetto dei parametri di Maastricht da parte di quest'ultima: proprio come quello in corso sulla politica economica tra il governo francese e una parte della stessa maggioranza che dovrebbe sostenerlo in Parlamento.

Secondo le voci che corrono a Bruxelles e riferite dal quotidiano "Le Figaro", la Commissione europea potrebbe chiedere alla Francia di trovare altri 8 miliardi di euro, o attraverso ulteriori tagli alla spesa pubblica con nuove tasse.

Ma il governo francese non sembra avere alcuna intenzione di rivedere i conti dello Stato e della Sicurezza sociale per il 2015 e non si fa pregare di dirlo ad alta voce: "Non c'e' che una Finanziaria ed e' quella che e' stata presentata in Parlamento" scandisce un ministro; e "non c'e' che un Parlamento" che ne possa discutere, rivendica il primo ministro Manuel Valls, "ed e' il Parlamento francese".

Valls ed il presidente Francois Hollande d'altronde sono tra il martello degli effetti devastanti che potrebbero avere eventuali sanzioni di Bruxelles sugli elettori francesi gia' tentati dal Front national (Fn) di Marine Le Pen e l'incudine della fronda interna alla stessa maggioranza governativa che, per questo e per motivi identitari, si oppone ad ulteriori concessioni alle politiche di rigore dell'Unione Europea:

"Bisogna dire basta", afferma Pascal Cherki, deputato del Partito socialista (Ps) di Parigi ed esponente dell'ala sinistra del partito; "Bisogna che Hollande sbatta i pugni sul tavolo". E tuttavia, scrive "Le Figaro", e' inconcepibile che il governo francese non rifletta su un "piano B" da proporre eventualmente alla Commissione europea. Ufficialmente, dunque, il governo francese resta sulle sue posizioni e non prevede alcun cambiamento alla Finanziaria 2015.

Ma la realta' e' ben diversa: il lavoro condotto sin dall'inizio dell'anno dai tecnici del ministero del Bilancio guidato da Christian Eckert ha permesso di identificare tutta una serie di misure possibili delle quali solo una piccola parte e' stata accolta nel progetto di legge sui conti pubblici per il 2015.

"Trovare da 3 a miliardi di euro di risparmi su un totale di 1.200 miliardi di spesa pubblica all'anno tecnicamente non e' affatto difficile" spiega al quotidiano "Le Figaro" un funzionario ministeriale: "E' il nostro compito individuare tutte le possibilita' da proporre al governo".

I tagli possibili, conosciuti e regolarmente evocati sia dalla Corte dei conti francese che dalla Commissione europea, vanno da un freno alla dinamica della spesa delle amministrazioni locali ad una riforma delle pensioni "piu' ambiziosa"; e da una focalizzazione del sostegno alle famiglie su quelle realmente piu' bisognose ad un intervento sugli stipendi dei dipendenti pubblici, i cui aumenti sono determinati da meccanismi troppo automatici.

Intanto oggi il progetto di legge per il finanziamento della Sicurezza sociale (Plfss) sara' discusso in Consiglio dei ministri; vivamente criticato per i tagli alle prestazioni alle famiglie, l'intenzione e' di ridurre di almeno 2 miliardi di euro il deficit previsto per il 2015. Difficilissimo, però, che riesca a passare poi in Aula. 

Di fatto, la Francia è in rotta di collisione con la Commissione europea, e il governo francese a sua volta è appeso a un filo molto sottile, con una vasta area del Partito Socialista che ha già annunciato di votare contro Valls se solo si azzarda a fare tagli o aumentare le tasse.

Redazione Milano.


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