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SE L'ITALIA ESCE DALL'EURO SARA' MASSACRATA DALL'INFLAZIONE? AGGREDITA DALLO SPREAD? SONO BALLE! (BAGNAI SPIEGA PERCHE')

mercoledì 9 aprile 2014

Tito Boeri, direttore della voce.info (sito web dichiaratamente schierato col Pd e il centrosinistra) ha voluto utilizzare la Repubblica del 7 aprile per spiegarci come dal suo punto di vista un'uscita dall'euro sarebbe per l'Italia un armagedon economico. Una catastrofe, insomma.

A rispondere oggi a Boeri è Alberto Bagnai nel suo blog sul Fatto quotidiano. E lo fa con una piccola premessa: quando avete un problema di salute siete molto attenti a scegliere il medico in base alle sue competenze, ma il problema è che con il termine "economista" rientrano gli studiosi degli ambiti più disparati della disciplina". Come a dire: ma Boeri ne capisce, d'economia? L'ha studiata, l'economia? 

A Boeri che sostiene come dall’euro si possa uscire solo unilateralmente e sarebbe un disastro per le famiglie che vedrebbero aumentare sia il debito, i relativi interessi e il carico fiscale, Bagnai ricorda come i precedenti storici esistono e gli specialisti - vale a dire chi si occupa prettamente di questi temi nello studio della materia e non gli esperti di economia del lavoro come Boeri - lo sanno: "Volker Nitsch ci ricorda che le rotture di unioni monetarie non sono infrequenti e Andrew Rose come i Paesi che escono hanno sì un po’ più di inflazione (che oggi non pare sia un problema) ma generalmente sono più ricchi e più democratici".

Nel suo articolo, Tito Boeri ha scirtto: "Se l’Italia dovesse uscire dall’Euro, il nostro debito pubblico potrebbe solo aumentare. C’è una quota di titoli di Stato e di prestiti contratti dallo Stato italiano sui mercati internazionali, che aumenterebbe in proporzione alla svalutazione della lira nei confronti dell’euro e delle monete in cui i nostri titoli sono denominati. La parte restante potrebbe essere ridenominata in lire causando perdite ingenti agli investitori stranieri che hanno nostri titoli in portafoglio. Sarebbe come un ripudio unilaterale del debito, cui seguirebbe inevitabilmente un lungo periodo di chiusura del nostro paese ai mercati internazionali. Questo significa di fatto uno spread che tende all’infinito, un destino paradossale dopo che siamo riusciti a riportare i tassi di interesse sui nostri titoli decennali al minimo storico. E come pagare questi interessi più alti se non con nuove tasse?" 

È vero, sostiene Bagnai, che se la valuta nazionale si svalutasse, il debito definito in valuta estera (dollari) o disciplinato dal diritto estero si rivaluterebbe. "Ma, casualmente Boeri trascura di dirvi la percentuale di debito interessataa questa rivalutazione dannosa. Rimedio io: la trovate nei bollettini trimestrali del Tesoro, ed è circa il 3%. Una sua rivalutazione del 30% equivarrebbe quindi a una rivalutazione dello 0.9% del debito complessivo. Boeri conosce la Lex monetae e quindi sa che la parte restante del debito, un... “trascurabile” 96,7%(!) verrebbe ridenominata in valuta nazionale, per cui non si rivaluterebbe".

In questo ultimo caso, prosegue Bagnai sarebbero i creditori esteri a patire la svalutazione, e "Boeri rabbrividisce al pensiero. Rilevato quali interessi Boeri abbia a cuore, notiamo che il mondo va così".

Del resto, dopo il fallimento Lehman, l’Inghilterra ha svalutato del 13% in termini effettivi, causando ai suoi creditori esteri una perdita secca superiore ai 1.000 miliardi di dollari. Non è stata esclusa dai mercati internazionali, non ha subito un incremento “all’infinito” dello spread.

Sulla critica alla monetizzazione del debito che Boeri assimila in modo improprio al fenomeno dei miniassegni, Bagnai ricorda come permettere alla Banca centrale di acquistare titoli di Stato – la definizione di monetizzazione del debito – è esattamente quello che gli Stati Uniti hanno fatto col quantitative easing e il Giappone con l’Abenomics. "Noi no, e il risultato è il crollo del nostro mercato interno. Non solo: la monetizzazione è quella cosa che terrorizza talmente i mercati… che per farli stare calmi, per far scendere lo spread, Draghi ha dovuto promettere di farla! Eh già! Perché ormai lo ha ammesso anche Olivier Blanchard, capo economista del Fondo Monetario Internazionale: a far scendere lo spread è stato l’annuncio delle Outright Monetary Transaction, cioè l’annuncio da parte della Bce di essere disposta a monetizzare qualsiasi ammontare di debito pur di salvare l’euro, certo non le “riforme strutturali” di Monti".

La possibilità di un dibattito serio e approfondito sui possibili scenari di Eurexit per l'Italia e in generale sul futuro della nostra economia sono molto rari, come dimostra anche l'articolo di Tito Boeri. Per questo, la conferenza del 12 aprile a Roma – Un'Europa senza euro. Costi e benefici per imprese e famiglie europee. Analisi e proposte di economisti e politici europei – rappresenta un'occasione da non perdere.

Fonte notizia: L'Antidiplomatico - che ringraziamo.


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