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LA LETTERA / Una dipendente di una Provincia ci scrive, indignata. Abbiamo letto, e rispondiamo.

martedì 1 aprile 2014

Spett.le redazione de Il Nord, sono una vostra lettrice e anche dipendente provinciale.

Ieri è stato pubblicato su Il Nord un articolo che mi ha francamente amareggiata perché colpisce (con un astio direi immotivato) la classe sociale dei dipendenti pubblici, in particolare delle Province. Nell'articolo Max Parisi critica la riforma delle Province che secondo lui non produrrebbe consistenti risparmi, in particolare perché NON colpisce i dipendenti descritti come un fardello a carico dei contribuenti! Ergo: "peccato che non siano previsti licenziamenti, visto che la maggior parte della spesa per le Province, stante la riforma, è quella destinata al pagamento degli stipendi dei dipendenti."

Sono francamente sconcertata, in questo modo si avalla il regime dittatoriale nazista in cui siamo, un regime che ha colonizzato la cultura italiana ed europea, traducendosi in un delirante pensiero unico che coinvolge il modo di vivere e di gestire la società nella quale non c'è più spazio per i valori umani, quindi per politiche sociali che ci consentirebbero di uscire al più presto dalla eurotragedia in cui siamo immersi fino al collo. Trovo che questo pensiero sia direttamente in sintonia con il regime neoliberista di cui l'euro è il culmine della follia distruttiva neoliberista, che vorreste criticare attaccando l'euro e l'UE. La crisi, come immagino saprete, non è stata causata dai dipendenti pubblici, tantomeno da quelli delle Province, ma dall'euro e dalle politiche liberiste attuate per salvare questa non moneta come si evince anche dalle misure che si sono prese per permanere in questa dittatura, il MES ad esempio prevede che il nostro Paese entro il 2017 versi oltre 120 miliardi di euro per salvare le banche che nella crisi hanno avuto un ruolo determinante...però è più comodo alimentare l'astio della gente, già disperata per la crisi e l'emorragia di aziende italiane e di posti di lavoro, nei confronti di chi lavora nel pubblico e che tutti i giorni si sente sul banco degli imputati da questo regime neonazista.

C.C. (Lettera firmata).

Cara C., 

è del tutto evidente che il cancro che sta divorando l'Italia NON sia il pubblico impiego, ma l'euro. Talmente è evidente che - do la notizia, casomai non si sapesse - lo Stato italiano ha un avanzo primario tra i più alti al mondo e certamente tra i primi d'Europa, se non il primo: oltre 80 MILIARDI DI EURO l'anno avanzano allo Stato. Detto più chiaramente: lo Stato incassa dalle tasse 80 miliardi di euro l'anno IN PIU' rispetto quanto spende, tutto compreso.

Quindi, nonostante sprechi, ruberie, soldi spesi male, investimenti sbagliati, e quanto altro di peggio possa venire in mente, lo Stato italiano COMUNQUE risparmia una montagna di soldi ogni anno che Dio manda in terra.

E allora, come mai il debito pubblico continua a crescere? Facile: interessi. Interessi composti, da anatocismo, che lo Stato paga sul debito emettendo titoli di Stato in continuazione. Inoltre, a far aumentare il debito pubblico in questi ultimi 4 anni ci ha pensato la UE: decine di miliardi sono usciti dalle casse statali italiane e sono finiti nelle tasche della UE e gestiti dalla Commissione Europea nel modo tremendo - nazista - che tutti sappiamo: Grecia, Portogallo, Cipro. 

Quanto abbiamo scritto al riguardo del pubblico impiego, cara lettrice, non va letto nel senso della macelleria sociale che deriverebbe da licenziamenti di massa nel pubblico impiego - che Renzi vuole fare - bensì come esempio per spiegare quanto sia falsa e anche stupida la riformetta renziana al riguardo dei tagli delle Province.

Renzi spaccia per "risparmi" quelli che non sono: tagliare i gettoni di presenza dei consiglieri provinciali produce un risparmio risibile, che però Renzi ingigantisce come fosse un risultato epocale. Infatti, questo abbiamo scritto, il costo non sta nei consiglieri, ma nella macchina burocratica, sempre alla luce del fatto - però - che NON è lì che bisogna incidere, per salvare l'Italia.

Per evitare che questo dannato Paese passi dal declino attuale alla catastrofe, deve abbandonare l'euro. Detto ciò, è pur vero che l'architettura amministrativa dello Stato italiano è folle. Ma per razionalizzarla non va usato il plotone d'esecuzione, va usata l'intelligenza, lo studio comparativo con altre architetture europee funzionanti, e quindi accorte modifiche che NON AMMAZZINO nessun lavoratore pubblico. 

Si può fare? Certo che si può fare. In Ungheria quando comandava la Bce e la UE, e la moneta era soggiogata agli oligarchi di Bruxelles e di Francoforte, le pensioni erano miserabili, la disocucpazione alle stelle, il Paese in ginocchio. Cacciati i dittatori e riguadagnata la vera indipendenza monetaria, l'Ungheria è rinata e ora va a gonfie vele. E nessun dipendente pubblico è stato licenziato, come pretendeva "l'Europa".

Esempi ce ne sono, allora. Ma alla base, per salvare l'Italia, serve il coraggio. E Renzi è un codardo.

Max Parisi

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