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CONTINUA L'ATTACCO DELLA ''VOCE DELLA RUSSIA'' ALL'UNIONE EUROPEA: ''SPRECHI IMMENSI E I SONDAGGI PUNISCONO L'UNIONE''

martedì 14 gennaio 2014

MOSCA - Ieri, 13 gennaio, è avvenuto un nuovo trasferimento del numeroso esercito dei deputati dell’Europarlamento, dei loro assistenti e del personale di servizio da Bruxelles a Strasburgo – in totale circa 3 mila persone. Come è noto, in questa città francese gli europarlamentari tengono le loro sessioni nell’arco di 4 giorni al mese.

Nella società e sui mass-media si torna a parlare dell’inefficienza della spesa di molti milioni di Euro dei contribuenti per i viaggi del genere. Su questo sfondo sono diventati noti all’opinione pubblica i risultati di diversi sondaggi demoscopici che dimostrano il calo della fiducia dei cittadini dell’Europa nei confronti all’Ue.

Sebbene dell’ampiezza del “grande trasferimento”, come hanno definito con ironia i giornalisti i viaggi dei deputati, si sia già parlato più di una volta, è il caso di ricordare alcune cifre al riguardo. Per il trasferimento ad una distanza di 480 chilometri vengono affittati due treni direttissimi internazionali. L’entità dell’affitto è di 240 mila Euro.

La retribuzione del lavoro degli interpreti è di 3 milioni di Euro, i servizi dei medici parlamentari, che pure viaggiano regolarmente sul percorso Bruxelles-Strasburgo e viceversa, vengono a costare 400 mila Euro.

Il mantenimento del grande edificio in cui ha sede l’Europarlamento a Strasburgo (edificio che si usa solo 48 giorni sull’arco di un anno) richiede 60 milioni di Euro all’anno, dato che gli stipendi del personale di servizio vengono pagati nel corso dei 12 mesi dell’anno.

Insomma, stando ai dati in possesso del portale-Internet EurActiv, il lavoro dell’Europarlamento in tre sedi – all’uopo i deputati si riuniscono anche a Lussemburgo, dove ha sede la segreteria – viene a costare circa il 16 % del bilancio parlamentare, ossia quasi 250 milioni di Euro all’anno. Che cosa direbbero a tale proposito, per esempio, i greci che gli stessi deputati invitano a stingere ulteriormente la cinghia?,- si chiedono gli esperti.

Una risposta a questa domanda, in una certa misura, possono essere considerati i risultati di un sondaggio demoscopico che ha condotto Gallup Institution e che ha reso di pubblico dominio l’edizione d’affari tedesca “Deutsche Wirtschafts Narchrichten” – sondaggio sul grado di fiducia degli europei nei confronti dell’Ue nel periodo dal 2008 fino al 2013. Solo in 4 dei 28 paesi partecipanti all’Ue – più specificamente: Lussemburgo, Germania, Belgio e Danimarca – più della metà degli interpellati si sono pronunciati a sostegno dell’Europa unita. Negli ultimi anni nella maggioranza dei paesi la fiducia nel progetto europeo si è ridotta. Soprattutto in Spagna.

Parlando delle cifre assolute e non dei ritmi della riduzione della fiducia, va constatato che il primato in questo senso va alla Grecia dove solo il 19 % degli interpellati trovano opportuno sostenere l’Unione Europea. In entrambi questi paesi, - ricordano gli autori dello studio, - viene condotta, sullo sfondo delle iniezioni finanziarie da parte dell’Ue,- una politica di rigore economico.

Tuttavia, come ritiene Vladislav Belov, capo del Dipartimento Paesi e Regioni presso l’Istituto russo di studi sull’Europa, i risultati dei sondaggi condotti non significano affatto l’inconsistenza e tanto meno il crollo dell’idea europea. Gli anni di recessione hanno avuto un impatto sugli umori dei cittadini, specie nei paesi maggiormente colpiti dalla crisi. Per questo motivo la loro reazione è del tutto spiegabile.  Diversi mass-media hanno definito i risultati del sondaggio demoscopico sulla fiducia nell’Ue “fine dell’euforia”. In un certo senso hanno ragione.

LA VOCE DELLA RUSSIA.


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